RIFORMA FISCALE: indispensabile per il Paese (e le imprese) conoscere il disegno organico del Governo.


Alcune recenti scelte da parte del Governo suscitano perplessità: l’aumento dell’accisa sui carburanti per recuperare i fondi per la cultura o l’idea del ricorso all’IVA sui consumi per fronteggiare il problema immigrazione. Il tema della fiscalità sarà fondamentale nelle politiche di rilancio del Paese e ne chiarirà l’indirizzo, in particolare per ciò che riguarda il ruolo della domanda interna: l’annunciato trasferimento del prelievo “dalle persone alle cose” certamente non stimolerà i consumi. Per questo si sente il bisogno di sapere il disegno complessivo su cui sta lavorando l’Esecutivo.

Le scelte di politica economica del Governo per affrontare la crisi e traghettare il Paese oltre questi anni difficili sono state molto chiare: massima tutela possibile dei livelli occupazionali esistenti e quindi, in un quadro di rigore nei conti pubblici, allocazione delle risorse disponibili negli ammortizzatori sociali. Ciò ha determinato comunque un aumento della spesa e un peggioramento del bilancio dello Stato, dal quale bisogna ora rientrare, per riavvicinarsi ai parametri di Maastricht, attraverso un feroce contenimento delle uscite statali. Per questa ragione di fronte a spese impreviste il Governo si ritrova nelle condizioni di dover recuperare entrate di grandezze analoghe.

Nel cercare di mantenere questo equilibrio virtuoso vengono tuttavia talvolta prese decisioni, come quella di recuperare i fondi per la cultura, precedentemente ridotti, aumentando le accise sui carburanti, rinnovando così una antica tradizione italiana assai duramente criticata. Aumentare l’imposizione sui carburanti rappresenta per lo Stato un gettito “sicuro” delle entrate a causa della rigidità della domanda ma questa scelta, già di per sé discutibile e non amata dai cittadini, lo è ancor di più in un momento nel quale le tensioni sul petrolio stanno portando il prezzo dei carburanti verso livelli record, appesantendo in misura sempre maggiore i conti di famiglie e imprese.

Un’altra modalità implicita (e opaca) per aumentare il prelievo fiscale è la recente idea lanciata dal Ministro Tremonti di destinare una quota dell’IVA sui consumi, via volontariato, per aiutare in casa loro i Paesi toccati dalle rivolte popolari, attuando in questo modo l’intervento valutato più idoneo per arginare l’ondata immigratoria.

E’ chiaro che in taluni casi lo Stato si trova nella condizione di dover rapidamente finanziare la spesa pubblica; ma questo può essere fatto in due modi: uno trasparente, lavorando sulle imposte direttamente collegate con la destinazione della spesa, o uno meno chiaro, ma egualmente efficace, che recupera risorse aumentando l’imposizione indiretta su beni generalmente indispensabili per le famiglie. L’impiego del secondo lascia intendere una volontà di trovare scorciatoie rispetto a un obiettivo sempre dichiarato di non voler aumentare le tasse e, anzi, di volerle diminuire.

La strada maestra per ottenere i fondi indispensabili per una gestione del Paese che possa prevedere anche interventi straordinari dovrebbe invece essere quella della razionalizzazione della spesa della Pubblica Amministrazione e dell’intensificazione della lotta all’evasione, per poter reimpiegare parte consistente dei risparmi e delle maggiori entrate per sostenere la crescita. 

Perché questo deve diventare la priorità nell’agenda del Governo: solo ricominciando a crescere si potrà avviare un circuito virtuoso in grado di riportare il Paese ai livelli di benessere precedenti alla crisi. E un ruolo indispensabile deve essere attribuito al rilancio dei consumi, che rappresentano oltre il 60% del PIL, senza il quale diventa davvero difficile pensare che si possa intraprendere un regolare percorso di sviluppo. Ma questo disegno non sembra essere nelle corde dell’esecutivo, che tende a privilegiare la produzione industriale e l’export, attribuendo minore importanza alla domanda interna: in questo senso ci sembra di interpretare le dichiarazioni del Ministro Tremonti sulla riforma fiscale centrata sul passaggio del prelievo “dalle persone alle cose” o si devono leggere gli incrementi delle accise sui carburanti o i nuovi riferimenti all’IVA a proposito delle immigrazioni dal Nord Africa.

La leva fiscale, anche pensando al federalismo fiscale, giocherà un ruolo centrale nel futuro del Paese rappresentando lo strumento fondamentale per recuperare risorse e per indirizzare le strategie di rilancio. Il Governo ha lasciato intendere che si sta valutando un ridisegno organico e strutturale dell’imposizione. In questo scenario incerto alcune proposte vengono dalle parti sociali e dalle rappresentanze datoriali, ma quello di cui si sente il bisogno è di poter esaminare più concretamente l’orientamento dell’Esecutivo che, a parte bocciare l’idea di una patrimoniale, ormai sostenuta solo da una componente sindacale, finora non si è pronunciato sul progetto complessivo.


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