PRASSI COMMERCIALI: un tavolo di confronto a livello europeo tra produzione e distribuzione per discutere di buone prassi lungo la filiera alimentare.


Sono ormai tre anni che le istituzioni comunitarie lavorano insieme ai principali rappresentanti della filiera alimentare su come migliorarne il funzionamento e il rapporto tra operatori. Il dibattito tuttavia si è progressivamente spostato, concentrandosi sui rapporti tra produzione e distribuzione, con la prima molto aggressiva e disposta ad alzare il livello di scontro. La strada scelta invece per adesso dall’esecutivo europeo e condivisa dalla distribuzione è il dialogo e l’individuazione di principi di “buone prassi” condivise. In Italia, la Grande Distribuzione Organizzata (GDO) già si è mossa in questo senso proponendo un protocollo a tutela delle PMI.

A Bruxelles su molti tavoli si sta discutendo sul funzionamento della filiera alimentare e sui rapporti tra operatori: in Commissione europea nell’ambito del High Level Forum for a better functionning of the Food Supply Chain, vetrina politica di questo dibatto, e, a un livello più tecnico, nella “Piattaforma sui prassi commerciali”, dove sono rappresentati tutti gli anelli della filiera: agricoltura, piccola media industria, grande industria di marca e distribuzione. Confronto in corso anche al Parlamento europeo, nell’ambito dei lavori sui cosiddetti Retail Market Monitoring e Single Market Act e sulla riforma della Politica Agricola Comune.

In queste occasioni l’atteggiamento del mondo industriale è spesso poco incline al dialogo e volto a discriminare il comportamento degli altri protagonisti delle filiere come sleale e anticoncorrenziale. E’ un atteggiamento che, attraverso l’eccessiva enfatizzazione e la strumentalizzazione dei contrasti fisiologici che naturalmente esistono nei rapporti tra diversi soggetti della filiera, pare voler accentuare lo scontro, ad esempio con la distribuzione, per riuscire ad ottenere interventi normativi cogenti da parte delle istituzioni comunitarie nelle questioni inerenti alle relazioni negoziali tra le parti.

Questo approccio poco costruttivo contrasta con l’impostazione data invece dalla distribuzione, che, dietro suggerimento della stessa Commissione europea, ha proposto agli organismi di Bruxelles la stesura di un documento di “buone prassi” da rispettare nei rapporti commerciali lungo la filiera, impegnandosi essa stessa in prima battuta a sostenerlo in ogni occasione. Ed è proprio questo indirizzo proattivo che sta raccogliendo l’approvazione dell’esecutivo europeo, che ha invitato gli stakeholders ad avviare un tavolo di confronto sulla base di questa proposta e di presentare nei prossimi mesi un documento condiviso su un elenco di principi di “buone prassi”.  

La scelta dell’autodisciplina è certamente quella più adeguata per due motivi. Il primo è che esistono tra i Paesi della UE differenze strutturali dei mercati, disomogeneità di consuetudini, consolidate nel tempo, nelle relazioni tra operatori, diverse dimensioni medie dei soggetti della filiera, difformità normative che rendono del tutto improponibili interventi normativi unitari e cogenti a livello europeo. In ciascun Paese vigono infatti norme di regolamentazione dei rapporti tra soggetti privati che sono del tutto sufficienti in relazione ad un’attività che, all’interno di questi quadri normativi, deve essere lasciata libera di svolgersi in base alle regole della concorrenza e del mercato. Il secondo motivo è che il rapporto tra produzione e distribuzione ha dimostrato finora di produrre risultati positivi per il consumatore, che ha ricevuto nel tempo, maggiore convenienza, più opportunità di scelta e un miglior servizio. Imbrigliare quindi la relazione tra fornitori e distributori in un contesto di nuovi vincoli di natura normativa porterebbe inevitabilmente a una riduzione della concorrenza orizzontale e verticale, a un incremento dei costi e quindi a tensioni sui prezzi finali di vendita dei prodotti. Effetto opposto a quello ricercato.

In Italia Federdistribuzione ha già dimostrato di vedere con favore interventi in chiave di autodisciplina all’interno della filiera. Da oltre due anni è stato proposto a Federalimentare (l’Associazione di Confindustria che rappresenta le aziende di produzione e trasformazione alimentari), in accordo con le altre organizzazioni della distribuzione moderna, un protocollo d’intesa finalizzato a risolvere i problemi generali che nelle relazioni negoziali tra industria e distribuzione si pongono tra grande e piccola/media impresa, allo scopo di tutelare la parte più debole del mercato. Per impostare una nuova stagione di relazioni tra operatori della filiera siamo dunque convinti che anche a livello comunitario non si possa che seguire la strada delle “buone prassi” condivise.

 

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