Carburanti

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Sintesi

Il mercato dei carburanti in Italia è da sempre caratterizzato da una struttura inefficiente e poco concorrenziale, con conseguenti prezzi alti (mediamente di 3-4 centesimi superiori alla media europea) e costi impropri per famiglie e imprese. Per ovviare a tali inconvenienti, negli ultimi anni il settore è stato oggetto di differenti interventi normativi che hanno parzialmente limitato i vincoli e le barriere alla concorrenza. Anche dopo la manovra estiva del 2011 e il combinato delle successive leggi “Salva Italia” e “Cresci Italia” permangono tuttavia aspetti che devono essere chiariti (come, ad esempio, l’eliminazione dell’obbligo di avere gas metano e/o gpl negli impianti) o risolti (possibilità di installare impianti totalmente automatizzati anche all’interno dei centri abitati). Risulta peraltro necessario che le autorità locali si adeguino a quanto previsto a livello nazionale, evitando interpretazioni restrittive o comunque difformi dallo spirito concorrenziale con cui sono state elaborate le recenti liberalizzazioni introdotte dalle norme sopra richiamate. Occorre inoltre sostenere la razionalizzazione della rete irrigidendo i controlli, contrastando la reintroduzione di vincoli e barriere all'apertura di nuovi impianti e promuovendo la chiusura degli impianti “incompatibili”. Tali cessazioni d’attività non devono tuttavia comportare alcun costo per lo Stato e per gli altri operatori del mercato.

Il modello di distribuzione dei carburanti è in Italia inefficiente: produce infatti un prezzo medio di vendita di benzina e gasolio di circa 3-4 centesimi superiore rispetto alla media degli altri Paesi europei. Il sistema è gravato da: presenza dominante di operatori integrati verticalmente nella filiera (le compagnie petrolifere), numero eccessivo di impianti con basso erogato medio, scarsa presenza della GDO, pochi impianti dotati di self service, contenuta vendita dei prodotti “non oil”.

Fino al 2008 esistevano forti vincoli all’ingresso di nuovi operatori – che avrebbero potuto introdurre concorrenza e rompere un sistema protetto – a causa delle diverse leggi regionali che imponevano per i nuovi impianti contingentamenti numerici, limiti sulle distanze e sulle superfici minime.

Nell’estate del 2008 il Governo italiano, con la legge n. 133/2008, ha imposto alle Regioni di eliminare i vincoli per l’apertura di nuovi impianti, sulla base di un diritto di intervento centrale in materia delegata alle Regioni basato sul rispetto di “principi generali in materia di tutela della concorrenza e livelli essenziali delle prestazioni ai sensi dell’art. 117 della Costituzione”. Da quel momento le Regioni hanno cominciato a recepire nei propri ordinamenti l’eliminazione dei vincoli indicati dalla Commissione Europea ma in molti casi (Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Sicilia, ecc.) ne hanno introdotti altri, in particolare richiedendo per i nuovi impianti la presenza di gas metano e/o GPL.

 

Nella manovra dell’estate 2011 il Governo ha avviato un ammodernamento del mercato: si è spinto sulla selfizzazione della rete, si sono definite regole per la chiusura degli impianti “incompatibili” e si è liberalizzata la vendita dei prodotti “non oil” (a parte quelli di monopolio).

Il combinato delle leggi “Salva Italia” e “Cresci Italia” ha introdotto ulteriori ed importanti elementi di novità: libertà degli orari di apertura, limiti ai contratti in esclusiva, possibilità di riscatto degli impianti da parte del gestore, nuove tipologie contrattuali, liberalizzazione completa della vendita di prodotti “non oil”, possibilità di impianti completamente automatizzati purché fuori dai centri abitati.

 

In particolare il D.L. n. 1/2012 (cosiddetto decreto “Cresci Italia”, convertito in Legge 24 marzo 2012, n. 27) è intervenuto sul testo dell’art. 83–bis della Legge n. 133/2008 prevedendo che l’apertura di nuovi impianti non possa essere subordinata all’obbligo di presenza contestuale di più tipologie di carburanti. L’eliminazione di tale obbligo è prevista tuttavia solo nel caso in cui lo stesso comporti ostacoli tecnici o oneri economici eccessivi e non proporzionali alle sue finalità.

Nonostante ciò, alcune Regioni hanno continuato ad approvare normative in materia di vendita dei carburanti che introducono vincoli e che incidono in materia di Concorrenza (obbligo per i nuovi impianti, nei bacini in equilibrio per il prodotto metano di dotarsi del prodotto GPL o in alternativa del prodotto metano, e nelle aree urbane individuate, anche dell’erogatore di elettricità per veicoli).

La Corte Costituzionale è intervenuta per affermare l’illegittimità costituzionale di norme che introducono significative e sproporzionate barriere all’ingresso nei mercati (v. sentenza 15 maggio 2014 n. 125).      .

Nel testo iniziale del DDL sulla concorrenza era contenuta una disposizione che eliminava in maniera chiara l’obbligo di avere gas metano e/o gpl nei nuovi impianti di carburanti. Successivamente, nel corso dell’iter normativo, è stata tuttavia prevista la reintroduzione dell’obbligo del “Terzo prodotto”, rimandando ad un Decreto ministeriale l’individuazione di eventuali ostacoli tecnici o oneri eccessivi che impediscono la previsione dell’obbligo del gas metano per l’apertura degli impianti.

Le rappresentanze delle società petrolifere hanno infine agito nell’ambito del recepimento della direttiva DAFI (2014/94), relativa alla realizzazione di una infrastruttura per i combustibili alternativi. Il D.lgs n. 257/2016 all’art. 18, ripropone infatti obblighi sul Terzo Prodotto che penalizzano fortemente i nuovi entranti e la rete esistente con alto erogato (come la rete della GDO).

Federdistribuzione ha segnalato all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato e alla Commissione Europea le criticità legate al provvedimento in questione. Riteniamo infatti che questo provvedimento possa essere in contrasto anche con i principi del diritto comunitario ed in generale con le norme di liberalizzazione delle attività economiche.

Posizione FD

Federdistribuzione ritiene che solo con l’ingresso di nuovi operatori efficienti e con un serio processo di ammodernamento della rete esistente si riuscirà ad ottenere una riduzione del prezzo medio di vendita con conseguenti benefici per i consumatori. Per il raggiungimento dell’obiettivo sopra indicato risulta innanzitutto indispensabile che sia ripristinata la disposizione inizialmente prevista nel DDL Concorrenza che prevedeva l’eliminazione in maniera chiara dell’obbligo di avere gas metano e/o gpl nei nuovi impianti in tutti gli ordinamenti regionali che lo prevedono. Occorre inoltre promuovere, attraverso modalità corrette, la razionalizzazione della rete irrigidendo i controlli, contrastando la reintroduzione di vincoli e barriere all'apertura di nuovi impianti e lavorando con gli enti locali al fine di portare alla chiusura degli impianti “incompatibili”. Va segnalato in tal senso che queste cessazioni d’attività non devono rappresentare un costo né per lo Stato né per gli altri operatori del mercato. Non si capisce infatti perché la chiusura di questi impianti, in gran parte inefficienti e pericolosi per la tutela dell’ambiente e che contribuiscono ad innalzare prezzi e i costi per la collettività, dovrebbe essere in qualche modo aiutata dal punto di vista finanziario, avendo già tali impianti usufruito di consistenti vantaggi e deroghe per poter continuare l’attività nonostante le condizioni fuori norma