Disegni di Legge sul Salario Minimo

Un salario minimo stabilito dal legislatore svilisce il ruolo della contrattazione collettiva, che analizza le esigenze dei settori e ne determina – fra gli altri aspetti – gli equilibri salariali, garantendo la sostenibilità e la competitività dell’economia. Sino ad oggi infatti, le parti sociali sono state in grado di definire non solo un livello salariale adeguato per i lavoratori, ma anche condizioni economico-normative che vanno ben oltre il salario minimo.

Un minimo retributivo previsto dalla legge può essere una soluzione ad alcuni fenomeni e squilibri sociali che si stanno verificando in determinati contesti e, in particolare, nei settori non coperti dalla contrattazione collettiva.

Tuttavia, in riferimento ai testi dei Disegni di Legge presentati alla Commissione Lavoro del Senato, nel momento in cui si scrive, il giudizio rimane critico.

Infatti, un valore di 9 euro / ora lordi (il più basso tra i due disegni di legge presentati) sarebbe economicamente insostenibile per il settore del commercio, che vedrebbe un incremento del 18% del costo del lavoro, a causa della necessità di riparametrare tutti i livelli del CCNL. Si tratta di un costo non sostenibile, soprattutto nei livelli salariali di accesso al lavoro, con un ulteriore aggravamento della disoccupazione giovanile.

Aumenti di costo sarebbero altresì generati da un salario stabilito su base oraria dal momento che i CCNL, al contrario, definiscono la retribuzione in misura mensile. Inoltre, prima di introdurre un salario minimo, andrebbe garantito il rispetto delle normative che consentono l’accesso a determinati benefici fiscali/contributivi solo in caso di applicazione dei CCNL maggiormente rappresentativi.

Un salario minimo potrebbe essere dunque previsto solo per i settori non regolati dalla contrattazione collettiva insieme ad un rafforzamento dell’attività di vigilanza per garantire l’applicazione di contratti effettivamente rappresentativi, già oggi riferimento giurisprudenziale per la determinazione dell’equa retribuzione, come stabilisce la Carta costituzionale.

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