I numeri del Def: crescita PIL ferma a 0,2%

Con la pubblicazione del Def, il Governo prende atto di un quadro economico radicalmente cambiato rispetto a tre mesi fa, conseguenza “della diversa configurazione delle variabili esogene”, in primis “delle peggiorate prospettive di crescita del resto del mondo e del commercio internazionale”: la previsione di crescita per il 2019 è così passata dal +1,0% di dicembre a +0,2% di oggi (quadro programmatico).

L’incremento del PIL previsto nel 2019 (pari a +0,2%) incorpora gli impatti delle misure già previste dalla scorsa Legge di Bilancio (Reddito di Cittadinanza e Quota 100), il cui contributo complessivo alla crescita dell’economia del Paese è stimato pari a +0,2% nell’anno in corso. Il tasso di incremento previsto include inoltre un contributo aggiuntivo dello 0,1% da parte dei due decreti legge sull’economia recentemente approvati dal Governo: lo “Sblocca Cantieri” e il decreto “Crescita”.

Da considerare che, nelle tendenze programmatiche espresse nel DEF, dal 2020 è prevista l’applicazione delle clausole di salvaguardia, con il relativo aumento di IVA e accise.

Rimane invece per ora solo “accennata” (e rimandata a successivi provvedimenti) l’applicazione alle persone fisiche di un regime d’imposta a due aliquote, nota come “flat tax”. Tale misura però è ritenuta dal MEF ad oggi incompatibile con la sterilizzazione delle regole di salvaguardia.

La stima quasi piatta, unitamente a maggiori spese e a tassi sul debito ancora elevati, spingerebbe nel 2019 il rapporto deficit/PIL al 2,4% (era pari a 2,1% nel 2018) e il debito al 132,6% (da 132,2% del 2018). Entrambi gli indicatori si ridimensionerebbero nel 2020, rispettivamente a 2,1% e a 131,3%

Il DEF contiene però una nota positiva: la dinamica dei consumi. Reddito di Cittadinanza e Quota 100 darebbero infatti un deciso impulso alla spesa delle famiglie, contribuendo nei primi due anni in modo significativo al trend complessivo (del 0,5% nel 2019 e 0,4% nel 2020). Agendo questi provvedimenti prevalentemente sulle fasce basse della popolazione e quindi sui consumi di base, ci si può attendere un effetto positivo sugli acquisti dei beni commercializzati delle nostre imprese.

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