Jobs Act

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Sintesi

Con la Legge n. 183/2014 (c.d. Jobs Act) il Legislatore ha avviato una ulteriore fase di riforma del mercato del lavoro (la quarta negli ultimi 5 anni), con lo scopo di definire un nuovo sistema di promozione e tutela del lavoro basato sostanzialmente su quattro punti cardine: incentivare il ricorso al contratto a tempo indeterminato dal punto di vista sia economico che normativo; riordinare e razionalizzare la disciplina dei diversi tipi di rapporti di lavoro; ridefinire l’equilibrio tra politiche attive e passive del lavoro; favorire una migliore conciliazione delle esigenze di vita con quelle di lavoro. Al fine di consentire l’attuazione dei principi generali di cui sopra, sono stati approvati sette Decreti Legislativi che, in sostanza, hanno ridefinito l’assetto del mercato del lavoro italiano, avvicinandolo maggiormente agli standard di c.d. flexsecurity già adottati da molti Paesi dell’Unione Europea. La legge n.183/2014 (c.d. Jobs Act) ha previsto numerose ed ampie deleghe al Governo per la riforma del mercato del lavoro, che intervengono su importanti e vasti ambiti, tutte attuate con l’adozione di decreti legislativi.

La legge n.183/2014 (c.d. Jobs Act) ha previsto numerose ed ampie deleghe al Governo per la riforma del mercato del lavoro, che intervengono su importanti e vasti ambiti, tutte attuate con l’adozione di decreti legislativi.

Un primo importante decreto prevede, per le nuove assunzioni, l’introduzione del contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti in relazione all’anzianità di servizio. Strettamente connesso a tale decreto è quello relativo al riordino delle forme contrattuali, al fine di rafforzare le opportunità d’ingresso nel mondo del lavoro e rendere le tipologie di contratto maggiormente coerenti con le attuali esigenze del contesto occupazionale e produttivo.

Il decreto attuativo relativo al contratto a tutele crescenti ha introdotto una nuova disciplina delle conseguenze dei licenziamenti illegittimi per i lavoratori assunti a tempo indeterminato successivamente alla sua entrata in vigore (7 marzo 2015). Il fulcro del provvedimento è pertanto rappresentato dalla definizione della disciplina del regime di tutela nel caso di licenziamento illegittimo. Positiva l’introduzione di questo nuovo regime: graduare le misure di tutela in modo crescente in funzione della durata del rapporto di lavoro, definendo una formula oggettiva da applicare, ed evitando in tal modo l’alea di una valutazione, è molto importante per le aziende, in quanto consente loro una maggiore prevedibilità degli effetti economici correlati all’eventuale interruzione del rapporto di lavoro.

Significativa altresì l’attuazione del principio di delega volto a rendere meno oneroso il contratto a tempo indeterminato. Il settore della Distribuzione Moderna Organizzata rappresentato da Federdistribuzione si caratterizza per la stabilità dei rapporti di lavoro e la qualità dell’occupazione: malgrado la crisi dei consumi degli ultimi 4 anni, il livello di occupazione è rimasto stabile e il 91% dei lavoratori è stato assunto a tempo indeterminato. In questo contesto, un contributo importante all’incremento del ricorso ai contratti di lavoro a tempo indeterminato è dovuto senza dubbio all’introduzione dell’esonero contributivo per il biennio 2015-2016, riconfermato, anche se con differenti caratteristiche, per il biennio 2017-2018; tale incentivo ha consentito di sostenere il percorso di investimenti in “buona occupazione” anche nell’incertezza del contesto economico, all’interno del quale le aziende operano secondo logiche di business ancora focalizzate sul breve periodo. In considerazione di ciò, si valuta positivamente che la prossima Legge di Bilancio 2018 – al fine di garantire una maggiore certezza normativa e di costipreveda interventi strutturali di riduzione del cuneo contributivo, in caso di assunzioni effettuate con contratti a tempo indeterminato, anche se tale agevolazione avrà peculiarità differenti rispetto a quanto realizzato con le precedenti manovre finanziarie.

Per quanto riguarda la disciplina relativa al riordino delle tipologie contrattuali, positivi gli interventi di “pulizia”, semplificazione e razionalizzazione che agevolano un rapido reperimento delle norme, l’esaustività di consultazione e la chiarezza applicativa: le imprese hanno bisogno infatti di regole comprensibili e certe che le incoraggino a crescere e ad assumere avendone chiare le applicazioni ed i costi.

Importante inoltre la conferma dell’impianto regolatorio del contratto a termine: il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti deve infatti essere accompagnato e sostenuto anche da una disciplina del contratto a tempo determinato che, pur avendo un maggior costo, permette maggiore flessibilità.

Per quanto riguarda invece la nuova disciplina dei contratti di apprendistato, è apprezzabile il rafforzamento del legame tra il momento educativo-formativo e lavorativo, che porta anche il nostro Paese verso un sistema duale di apprendimento. Riteniamo pertanto importante l’impulso verso l’alternanza scuola-lavoro, che vede nel contratto di apprendistato il naturale strumento per la formazione e l’occupazione dei giovani. Nella direzione di un rafforzamento di tale impulso è previsto un particolare esonero contributivo, finalizzato alla stabilizzazione di contratti derivanti da progetti di alternanza scuola – lavoro svolti anche mediante periodi di apprendistato. Altrettanto importanti le previsioni in materia di ammortizzatori sociali, finalizzate a razionalizzare le forme di tutela esistenti, differenziando l’impiego degli strumenti di intervento in costanza di rapporto di lavoro (Cassa Integrazione) da quelli previsti in caso di disoccupazione involontaria (NASpI). Positiva l’introduzione del principio di corrispondenza tra la storia contributiva del lavoratore e la durata degli ammortizzatori, nonché il collegamento tra misure di sostegno al reddito della persona inoccupata o disoccupata e misure volte al suo inserimento nel tessuto produttivo. Il modello di flexsecurity inaugurato dal Jobs Act, che si basa su un equilibrio tra le politiche passive di sostegno al reddito e le politiche attive, favorisce l’effettiva ricollocazione del lavoratore, tramite percorsi personalizzati e utili all’acquisizione di nuove competenze. Tuttavia le aziende che stanno gestendo complessi processi di ristrutturazione hanno ancora bisogno di strumenti di sostegno al reddito incisivi sia in termini di durata che di portata degli interventi che consentano loro di traghettare i dipendenti al di fuori delle situazioni di crisi. Significativa in tal senso la previsione, contenuta nella prossima Legge di Bilancio 2018, volta ad introdurre l’assegno di ricollocazione di cui all’art. 23 del D.Lgs. 150/2015, già previsto per i lavoratori percettori di NASpI, anche per i lavoratori beneficiari di trattamento di integrazione salariale straordinaria.

Infine, altrettanto positiva è l’introduzione delle misure per la conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro, al fine di garantire adeguato sostegno alla genitorialità e favorire le opportunità di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro per la generalità dei lavoratori. Al riguardo, rileva l’emanazione del Decreto Ministeriale 12 settembre 2017 con il quale sono stati definiti i criteri per il sostegno alla contrattazione aziendale in tema di conciliazione vita-lavoro. Nello specifico, il suddetto decreto riconosce sgravi contributivi ai datori di lavoro del settore privato che abbiano previsto, nei contratti collettivi aziendali, istituti di conciliazione tra vita professionale e vita privata dei lavoratori migliorativi rispetto a quelle già previste dai Contratti Collettivi Nazionali di riferimento o dalle disposizioni vigenti. La misura ha carattere sperimentale e interesserà i contratti collettivi aziendali depositati dal 1° gennaio 2017 al 31 agosto 2018. Particolare l’attenzione al tema da parte del nostro settore, nel quale l’occupazione femminile è al 58%, il part time è al 45% e le fasce di età evidenziano l’81% degli addetti fino a 50 anni e quindi in piena “genitorialità”.

Posizione FD

E’ innegabile l’impulso dato alla instaurazione di contratti a tempo indeterminato, contribuendo ad aumentare la qualità dei rapporti di lavoro. Affinché tale trend possa proseguire e vista la perseverante incertezza di una stabile ripresa economica che costringe le aziende a ragionare ancora in un’ottica di breve periodo, si ritiene importante che - a seguito di interventi ad “ampio raggio” orientati a ridurre il costo del lavoro – il Legislatore intenda ora definire interventi di riduzione strutturale del cuneo contributivo sulle forme di occupazione stabile, nonché strumenti di sostegno al reddito che consentano di traghettare i lavoratori al di fuori delle situazioni di crisi, unitamente a efficaci strumenti di ricollocazione degli stessi per il reinserimento nel mercato del lavoro.