Federalismo Commerciale

sintesisviluppoposizione

Sintesi

Il federalismo commerciale istituito nel 2001 ha dato vita ad una mappa normativa estremamente differenziata sul territorio nazionale; ancora oggi manca a livello locale il recepimento in maniera condivisa ed uniforme dei provvedimenti nazionali. In questo modo si sono create “20 Italie” diverse che, anziché favorire la semplificazione ed uniformare le procedure a vantaggio del sistema economico complessivo, generano ulteriori vincoli ed ostacoli allo sviluppo (soprattutto per le imprese che operano in più regioni), e ingiustificate disparità di trattamento per i cittadini. In particolare, nonostante le leggi nazionali varate dal Governo Monti si ponessero l’obiettivo di agevolare soprattutto le procedure per le aperture di nuovi punti vendita, le Regioni continuato a varare provvedimenti in contrasto, anche in virtù dell’esito negativo del referendum costituzionale del 2016 che ne ha ulteriormente consolidato il potere. Anche in materia di vendite straordinarie e di orari di apertura degli esercizi commerciali, si registrano ancora iniziative regionali contrarie ai dettami nazionali. Permane, quindi, l’esigenza di puntare ad un coordinamento tecnico comune a livello ultra regionale sui principali temi attinenti il nostro settore, finalizzato a raggiungere come obiettivo la semplificazione delle procedure con logiche ed obiettivi di sviluppo strutturale e competitivo dell’intero sistema commerciale, ispirato alla promozione della concorrenza

Le normative nazionali vigenti relative al nostro settore vengono ancora recepite a livello locale tramite provvedimenti assolutamente diversi e frammentati da Regione a Regione; questa situazione genera esclusivamente disparità di trattamento per i cittadini, oneri e ostacoli aggiuntivi allo sviluppo per le imprese, causando distorsioni della concorrenza e del mercato.

L’estrema eterogeneità delle previsioni regionali sulle principali tematiche attinenti il nostro settore (programmazione commerciale, autorizzazioni per aperture e modifiche dell’esistente, orari di apertura, vendite straordinarie, ecc.) genera, infatti, rilevanti criticità a carico degli operatori commerciali che necessariamente condizionano l’ingresso e lo sviluppo delle aziende che devono attenersi a nome diverse per ogni singolo territorio regionale, senza riuscire a pianificare per tempo gli investimenti del caso.

La Legge Costituzionale n. 3/2001, che ha attribuito una competenza esclusiva in chiave federalista alle Regioni, anziché ridurle, ha purtroppo acuito differenziazioni e criticità nelle impostazioni disciplinari  regionali  e  locali, soprattutto per quanto riguarda il diffuso permanere di criteri quantitativi, la ricorrente previsione di blocchi e limitazioni alla concessione di nuove autorizzazioni per le medie e grandi strutture e la “sterilizzazione” degli interventi di razionalizzazione e ammodernamento dell’apparato distributivo esistente.

In particolare, soprattutto a seguito delle liberalizzazioni stabilite dai provvedimenti del Governo Monti (c.d. “Salva Italia”  e “Cresci Italia”), l’auspicio della Federazione era che si potesse finalmente superare in modo definitivo questo quadro negativo, attraverso discipline regionali di programmazione commerciale uniformemente ispirate a criteri esclusivamente qualitativi, coerenti con le nuove disposizioni nazionali.

Nello specifico, entro il 30 settembre 2012, le Regioni e gli altri enti locali avrebbero dovuto adeguare i propri ordinamenti al principio introdotto dal secondo comma dell’articolo 31, che stabilisce “la libertà di apertura di nuovi esercizi senza contingenti, limiti territoriali o altri vincoli di qualsiasi altra natura, esclusi quelli connessi alla tutela della salute dei lavoratori, dell’ambiente, ivi incluso l’ambiente urbano e dei beni culturali”.

Purtroppo, invece, ancora oggi si continua a  registrare a livello locale il permanere di scelte ed interventi legislativi da parte delle Regioni che  risultano in contrasto con le prescrizioni nazionali citate; Federdistribuzione e le imprese associate devono, quindi, continuare ad opporsi nelle sedi competenti, contro tali provvedimenti, originando oneri aggiuntivi e limitazioni al libero svolgimento dell’attività d’impresa, anziché promozione della concorrenza e sviluppo del mercato.

Anche in materia di vendite straordinarie e di orari di apertura degli esercizi commerciali, manca ancora un recepimento ufficiale da parte delle Regioni nei propri ordinamenti della liberalizzazione prevista a livello nazionale e, anzi , alcune Regioni hanno approvato provvedimenti limitanti (Friuli Venezia Giulia), mentre altre stanno valutando tale possibilità.

Altro tema critico a livello locale, è quello delle vendite straordinarie; se da un lato, infatti, la maggior parte delle Regioni ha ormai fissato le date di decorrenza dei saldi in linea con gli indirizzi espressi dalla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome (primo giorno feriale antecedente l’Epifania, eccetto quando tale giornata sarà anticipata al lunedì per cui l’inizio dei saldi sarà anticipato al sabato, e primo sabato di luglio), permangono nella maggioranza delle regioni diverse limitazioni alla libera effettuazione delle vendite promozionali.

In tale contesto  va tenuto in debita considerazione anche l’esito negativo del referendum costituzionale del 2016 che ha ulteriormente rafforzato il potere delle Regioni.

Federdistribuzione prosegue nella propria costante attività di monitoraggio e di segnalazione agli organi competenti dei provvedimenti legislativi che ancora non dovessero recepire le citate normative nazionali e comunitarie riguardanti il nostro settore.

Si evidenzia, infine, la necessità che anche le scelte di pianificazione urbanistica per la localizzazione di insediamenti commerciali non facciano riferimento solo ad indicatori di tipo quantitativo (quote di mercato, volumi di vendita, adeguatezza dell’offerta presente, ecc.), ma tengano in adeguata considerazione l’obiettivo di costituire una rete distributiva che assicuri migliore qualità dei servizi per il consumatore e maggiore efficienza per le imprese.

Posizione FD

Come previsto dalla disciplina nazionale vigente, è necessario ricercare indirizzi legislativi regionali di corretto e tempestivo recepimento delle prescrizioni comunitarie e nazionali inerenti il nostro settore, con quadri normativi impostati su criteri esclusivamente a carattere qualitativo. Le discipline regionali e locali devono prevedere, in particolare, una sostanziale libertà di apertura di nuovi esercizi senza contingenti, limiti territoriali o vincoli di qualsiasi altra natura, esclusi quelli connessi alla tutela della salute, dei lavoratori, dell’ambiente ivi incluso l’ambiente urbano e dei beni culturali. Federdistribuzione proseguirà nella propria attività finalizzata alla concreta e definitiva applicazione alivello regionale delle normative nazionali.