Iva e clausole di salvaguardia

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Sintesi

A tutela dei conti economici previsti, la Legge di Stabilità 2014 conteneva una “clausola di salvaguardia”. Essa avrebbe agito su aumenti delle aliquote Iva nel triennio 2016-2018 e sarebbe entrata in vigore nel caso non si fossero recuperate in altro modo le risorse necessarie per far fronte alle spese programmate.
La sua eventuale applicazione avrebbe determinato aumenti dei prezzi e riduzione dei consumi, stimati da Ref rispettivamente il un +2% e in un -1,5% nel triennio considerato.
Anche grazie alle forti pressioni contrarie a questo tipo di intervento operate dalle associazioni del commercio, con Federdistribuzione in prima fila, fino ad ora si è riusciti a non applicare le clausole di salvaguardia. Resta tuttavia ancora aperta la questione per gli anni 2019 e 2020.

La Legge di Stabilità 2014 conteneva, a tutela dei conti economici previsti dal Governo nel triennio 2016-2018, la cosiddetta “clausola di salvaguardia”, che sarebbe entrata in vigore nel caso non si fossero recuperate in altro modo le risorse necessarie per far fronte alle spese programmate. La “clausola di salvaguardia” riguardava aumenti delle aliquote Iva del 10% e del 22%, da effettuarsi gradualmente nell’arco del triennio considerato. Si trattava quindi, da parte dello Stato, di poter contare su un incremento certo del gettito fiscale.

In particolare era previsto che l’aliquota del 10% passasse al 12% nel 2016 e poi al 13% nel 2017 e che l’aliquota ordinaria del 22% aumentasse al 24% nel 2016, al 25% nel 2017 e infine al 25,5% nel 2018. Attraverso questa dinamica delle aliquote, lo Stato aveva stimato un aumento del gettito pari a quasi 13 mld € nel 2016, a oltre 19 mld € nel 2017 e a oltre 21 mld € nel 2018.

L’applicazione della “clausola di salvaguardia” avrebbe inevitabilmente causato un innalzamento dei prezzi e, conseguentemente, una riduzione dei consumi. Uno studio di Ref ha stimato l’impatto di questa manovra in un aumento dei prezzi di circa il 2% e in una contrazione dei consumi nel triennio di circa l’1,5%, una conseguenza che avrebbe enormemente ridotto il tasso di crescita complessivo della nostra economia ipotizzato nella stessa Legge di Stabilità.

Di fronte alla prospettiva di queste variazioni delle aliquote Iva e dei suoi effetti sul sistema economico, da più parti si è fatto pressione sul Governo affinchè operasse in ogni modo al fine di evitare di dover ricorrere a questo strumento. In particolar modo si è fatta sentire la voce delle associazioni rappresentanti del commercio, con Federdistribuzione in prima linea.

Anche grazie a questa forte espressione di contrarietà, la Legge di Stabilità 2015 ha congelato l’applicazione di questa “clausola di salvaguardia” (e di altre di impatto minore previste precedentemente) per il 2016, e le Leggi di Bilancio 2016 e 2017 hanno preso la medesima decisione per il 2017 e il 2018. Resta quindi ancora aperta la questione per il 2019 e 2020.

Posizione FD

Federdistribuzione è fortemente contraria all’applicazione della “clausola di salvaguardia”. Sarebbe un provvedimento con conseguenze negative sull’intero sistema economico del Paese, incidendo particolarmente sul mondo del commercio. Per avviare una crescita robusta e uscire definitivamente dalla crisi l’Italia ha bisogno di misure che sostengano i consumi, il principale e indispensabile fattore di sviluppo. Esattamente il contrario di quello che succederebbe con l’entrata in vigore degli aumenti delle aliquote Iva previsti con la “clausola di salvaguardia”.