Il valore della DMO

La Distribuzione Moderna Organizzata (DMO), di cui Federdistribuzione è espressione, rappresenta un settore che veicola direttamente in Italia il 61% delle vendite al dettaglio (circa 135 miliardi di fatturato annuo). Attraverso i suoi 57.500 punti vendita, alimentari e non alimentari, offre ai 60 milioni di persone che vi fanno la spesa ogni settimana, opportunità di scelta, convenienza e servizio.

Ma il ruolo della DMO nel tessuto economico e sociale del Paese è ben superiore. Attraverso l’indotto attivato, la DMO ogni anno coinvolge 2 milioni di lavoratori (il 9% del totale nazionale), genera 101 miliardi di Valore Aggiunto (il 7% del Valore Aggiunto del Paese) e versa allo stato 30 miliardi di tasse e contributi.

La DMO rappresenta la parte strutturata, efficiente e affidabile della distribuzione, quello che può essere definita “l’industria del commercio”: l’insieme delle imprese che attivano processi complessi, nel pieno rispetto delle regole, e che hanno logiche organizzative e di gestione più simili a quelle industriali che a quelle del dettaglio tradizionale. E’ la parte che guarda al futuro e non alla conservazione del passato, che innova, che vuole abbinare lo sviluppo tecnologico con la tutela dell’occupazione attraverso la promozione del merito e delle professionalità.

La DMO può svilupparsi solo se si sviluppa il Paese, può prosperare solo se prospera il Paese. E’ una simbiosi imprescindibile, che ci porta sempre a riflettere, agire e proporre in funzione di un benessere comune, dal quale traiamo la nostra linfa vitale.

Da sempre la DMO ha contribuito ad avvicinare le persone a nuovi modelli di consumo che fossero coerenti con i propri bisogni, realizzando quella “democratizzazione dei consumi” che ha reso l’Italia più vicina allo sviluppo economico e sociale degli altri Paesi europei. In questi ultimi anni la DMO ha svolto, come nel passato, un importante ruolo nel contenere i prezzi di vendita al pubblico attraverso robuste politiche promozionali, che hanno comportato nel 2017 un risparmio per le famiglie di oltre 6 miliardi di euro nei soli prodotti di largo consumo confezionato.

Nonostante la pesante crisi dei consumi che si è abbattuta sul settore portando a cali delle vendite e a riduzioni degli indicatori di redditività, la DMO è riuscita sinora a salvaguardare i livelli occupazionali: 460.000 addetti, per l’89% con contratto a tempo indeterminato, quasi il 60% di donne e circa il 45% con contratto part-time, che da sempre consente la conciliazione tra vita personale e professionale. Il 63% degli addetti è nella fascia di età tra i 30 e i 50 anni e l’82% dei collaboratori ha un diploma o una laurea. La DMO continua a valorizzare i propri collaboratori attraverso investimenti in formazione, che sono più che raddoppiati dal 2006 al 2017.

La DMO è un settore labour intensive: il costo del lavoro è di gran lunga la principale voce dei costi operativi (ne rappresenta oltre il 44%) e la remunerazione del personale costituisce il 70% del Valore Aggiunto creato dal settore, un importo che viene quindi reimmesso nel sistema per alimentare i consumi.

Sebbene sottoposta a forti pressioni, la DMO anche nei periodi di crisi ha mantenuto una capacità di investimento, diminuita rispetto ai periodi precedenti, ma ancora in grado di generare 3 miliardi di investimenti annui, attraverso la creazione di nuovi punti vendita e l’ammodernamento della rete esistente.

La DMO non delocalizza. Con i suoi investimenti non solo crea valore direttamente (un grande insediamento può dare occupazione fino a 1.000 persone), ma aumenta l’efficienza complessiva della filiera e alimenta un indotto di aziende e artigiani locali, che agiscono sul territorio, per la maggior parte PMI, e che traggono da questa iniziativa della DMO fonti di sviluppo e progresso qualitativo e quantitativo.

Se opportunamente incentivata attraverso politiche che garantiscano libertà d’impresa, semplificazioni, chiarezza delle regole e certezza normativa, omogeneità legislative sui territori, attraverso i suoi investimenti può produrre uno sviluppo che sia a salvaguardia del consumo del suolo, che garantisca la massima attenzione ai temi ambientali (ogni punto vendita ristrutturato prevede un uso più efficiente delle risorse, minori consumi di energia, sistemi di impatto sul territorio più ecocompatibili, una migliore gestione dei rifiuti, l’utilizzo di materiali riciclabili, ecc), che produca uno stimolo ai consumi attraverso la proposizione di ambienti più moderni, una migliore allocazione delle merci, migliori servizi e personale affidabile e formato.