Siamo stati abbandonati. Nessuna attenzione alle medie e grandi imprese distributive del non alimentare. Chiediamo misure concrete per poter ripartire

Milano, 20 maggio 2020 – “Il testo del DL Rilancio ci lascia del tutto insoddisfatti – dichiara Claudio Gradara, Presidente di Federdistribuzione –. Abbiamo ripetutamente chiesto che il settore non alimentare della Distribuzione Moderna (abbigliamento, bricolage, elettronica, sport, profumerie, mobili e arredamento ecc.) fosse inserito tra i settori in crisi, ma nulla è stato fatto. Ci troviamo ora di fronte a un provvedimento che ci trascura completamente e abbandona al proprio destino le imprese di medie e grandi dimensioni, quelle con i maggiori problemi economici e occupazionali”.
Il settore della Distribuzione Moderna non alimentare vale per il Paese 60 miliardi di euro di fatturato, un miliardo di investimenti annui e oltre 200.000 occupati diretti e dell’indotto. Un settore che ha avuto negozi chiusi, fatturati azzerati ma costi fissi attivi (tasse nazionali e locali, contributi, assicurazioni, canoni di locazione) e conseguente crisi di liquidità, impatti occupazionali rilevantissimi (a rischio decine di migliaia di posti di lavoro). Tutti fenomeni destinati a proseguire nei prossimi mesi, con player mondiali di piattaforme del commercio on line che nel frattempo hanno guadagnato un vantaggio competitivo irreversibile.
“Finora abbiamo cercato di collaborare, con atteggiamento responsabile e vogliamo continuare a farlo – continua Gradaraproponendo soluzioni concrete (molte delle quali a costo zero), ma non è servito a nulla, neppure in quell’ambito cruciale che sono le locazioni, le cui misure volte a ridurne gli impatti in periodo di lockdown ci hanno visti esclusi a seguito della fissazione di un limite di fatturato irrisorio per il settore della Distribuzione Moderna (5 milioni di euro), con il rischio di aprire un gigantesco contenzioso con le proprietà immobiliari”.
“E’ questa una situazione che non possiamo accettare. Servono misure immediate e tempestive per evitare crisi aziendali, piuttosto che ridimensionamenti delle reti  commerciali che potrebbero riguardare centinaia di punti di vendita, con tutti i danni economici, occupazionali, sul territorio e sull’indotto che questo comporterà. Abbiamo bisogno, anche noi, di risposte chiare e strumenti concreti per poter contribuire all’uscita dalla crisi dell’intero Paese”, conclude il Presidente di Federdistribuzione.

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