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COMUNICATI STAMPA

 

Federdistribuzione: quadro negativo, pericolo di ulteriore frenata dei consumi e ripresa a rischio

Milano, 28 febbraio 2017 – I dati provvisori per il mese di febbraio diffusi oggi dall'Istat registrano un tasso complessivo di inflazione pari al +1,5% rispetto allo stesso mese del 2016.

"Prosegue a febbraio l'impennata dei prezzi dovuta a fenomeni stagionali (aumento prodotti freschi per questioni metereologiche) ed esogeni (aumento del petrolio) – commenta Giovanni Cobolli Gigli, Presidente di Federdistribuzione – Non siamo quindi di fronte a un fenomeno di inflazione diffusa, dovuta a una domanda che stimola l'offerta, bensì a un rialzo trascinato da componenti specifiche, come testimonia il dato dell'inflazione di fondo (al netto dei beni energetici e degli alimentari freschi), ferma al +0,6% (era 0,5% a gennaio)".

"Un quadro negativo, che sta assumendo dimensioni significative – prosegue Cobolli Gigli - il +1,5% complessivo registrato a febbraio, dato più alto degli ultimi 4 anni, desta infatti preoccupazione, perché colpisce un sistema economico ancora caratterizzato da consumi deboli ed erode il potere d'acquisto delle famiglie, la cui crescita aveva connotato gli ultimi periodi. C'è il rischio concreto che questo dato oggettivo di aumento dei prezzi si aggiunga al clima di incertezza e sfiducia nel futuro che già manifestano le famiglie italiane, contribuendo ulteriormente a frenare gli acquisti, soprattutto dei beni di più largo e generale consumo. Di conseguenza se si dovesse registrare un'ulteriore battuta d’arresto nella pur debole dinamica di sviluppo dei consumi, ne verrebbe compromessa la flebile ripresa che si sta manifestando in Italia, che ancora non ha trovato nella componente industriale e di investimenti il suo motore di sviluppo – conclude il Presidente di Federdistribuzione.

 

Federdistribuzione: dal 2010 calo del 10,1% dei volumi delle vendite al dettaglio. Indispensabile per la crescita riattivare un trend positivo dei consumi

Milano, 23 febbraio 2017 – I dati Istat sul commercio al dettaglio relativi al mese di dicembre 2016 registrano un calo del -0,2% rispetto a dicembre 2015 nelle vendite a valore, con l'alimentare a +0,2% e il non alimentare a -0,4%. Nell'arco dell'intero 2016 l'Istat evidenzia una variazione pari al +0,1% a valore e al -0,3% a volume.

"Il dato di dicembre conferma le nostre previsioni degli ultimi mesi – dichiara Giovanni Cobolli Gigli, Presidente di Federdistribuzione - dopo un 2015 di lieve ripresa delle vendite (+0,7% a valore), il 2016 è tornato a evidenziare una dinamica assolutamente piatta. Un fatto molto negativo, perché si associa a un incremento del potere d’acquisto delle famiglie che si è tradotto in risparmio e in liquidità anziché in acquisti capaci di riattivare un circolo virtuoso di maggiore produzione e occupazione".

"I numeri di dicembre, particolarmente negativi per i prodotti non alimentari, ci dicono che neanche in occasione del Natale si è trovato lo stimolo necessario per tornare a destinare in consumi parte del risparmio accumulato" continua Cobolli Gigli.

"Dal 2010, secondo l'Istat, abbiamo perso il 10,1% dei volumi di vendite al dettaglio e il 4,8% a valore. Un trend dovuto, oltre che alle difficoltà concrete delle famiglie in questi lunghi anni di crisi, anche a un senso generale di incertezza e preoccupazione per il futuro, che ha frenato i consumi. Un aspetto "immateriale" importante tanto quanto quello più reale".

"Per avviare un solido percorso di ripresa occorre stimolare la crescita dei consumi. Ma questo può essere fatto solo ridando alle famiglie nuove e migliori aspettative, puntando su un cambiamento strutturale del Paese, attraverso il completamento del programma di riforme avviato, profondi interventi di semplificazioni e introduzione di maggiore concorrenza nei mercati, superando le anacronistiche "resistenze" che sempre più si manifestano".

 

Federdistribuzione: inflazione "insana" che frena i consumi. No alla "reverse charge" sulla GDO.

Milano, 3 febbraio 2017 – I dati provvisori per il mese di gennaio diffusi oggi dall'Istat registrano un tasso complessivo di inflazione pari al +0,9% rispetto allo stesso mese del 2015.

"Il dato di gennaio conferma la tendenza al rialzo dei prezzi già manifestatasi a dicembre 2016 e si mostra coerente con quanto sta avvenendo in Europa (+1,8%), sebbene su livelli inferiori – commenta Giovanni Cobolli Gigli, Presidente di Federdistribuzione – L'uniformità della dinamica inflattiva nel quadro europeo dipende dall'origine degli aumenti, in gran parte dovuti ai recenti incrementi del petrolio, che hanno colpito tutti i Paesi. In Italia, a questa pressione sui prezzi dovuta a fattori esterni, si è aggiunta la tensione generata dalle avverse condizioni climatiche, che ha inciso sul trend dei prodotti alimentari freschi".

"Siamo quindi di fronte a un fenomeno di impennata inflattiva "insana" - continua il Presidente di Federdistribuzione - dovuta principalmente a componenti stagionali ed esogene, potenzialmente in grado di frenare ulteriormente la ripresa di un sistema economico che è ancora caratterizzato da consumi deboli, come testimoniato dalle vendite al dettaglio Istat, destinate a concludere l'anno 2016 intorno ad una variazione nulla (+0,1% nel periodo gennaio-novembre 2016).

"Del resto la stessa inflazione di fondo oscilla stabilmente negli ultimi mesi intorno a numeri compresi tra lo 0,2 e lo 0,6%: valori sempre leggermente positivi ma molto contenuti, a testimonianza di una domanda che non riesce a essere di vero stimolo per quell’aumento dell'offerta che potrebbe attivare nuova occupazione e benessere".

"In questo quadro, che vediamo proiettato anche nei prossimi mesi, occorre evitare interventi che possano ancora deprimere i consumi, come aumenti sulle imposte indirette. Anche la lotta all'evasione dell'Iva, una battaglia che condividiamo e che va combattuta, non può essere fatta scaricando gli oneri di impegni che dovrebbero essere della Pubblica Amministrazione su soggetti privati. Il "reverse charge" sulla GDO, già bocciato dall’Europa nel 2015, significa proprio questo: il settore sarebbe gravato da pesanti costi amministrativi e da perdita di liquidità, in un momento nel quale continua a soffrire l'ancora debole dinamica dei consumi – conclude Cobolli Gigli.