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COMUNICATI STAMPA

 

Dati Istat sul commercio al dettaglio

 

Con le vendite di gennaio qualche segnale positivo. Favorevole contesto internazionale e interno.
Non soffocare i primi segnali di ripresa con aumenti dell'IVA

 

 

Milano, 27 marzo 2015 – I dati pubblicati oggi dall'Istat relativi al mese di gennaio 2015 mostrano una ripresa rispetto allo stesso mese dell'anno precedente: il totale delle vendite al dettaglio indica un +1,7%, con l'alimentare a +2,9% e il non alimentare a +1,0%.

 

“Per la prima volta da molti mesi siamo di fronte a una ripresa delle vendite al dettaglio, che coinvolge prodotti alimentari, non alimentari e tutte le formule distributive – dichiara Giovanni Cobolli Gigli, Presidente di Federdistribuzione – Ed è proprio questo il fattore più significativo. Segno che, prendendo in considerazione il mese di gennaio, i consumatori hanno approfittato dei saldi e hanno mostrato nuova attenzione nei confronti di categorie merceologiche penalizzate nel 2014 come elettrodomestici, telefonia e mobili, oltre a sostenere i consumi alimentari”.

 

“Naturalmente bisogna restare molto prudenti – continua Cobolli Gigli - e aspettare conferme dai prossimi mesi per capire se davvero siamo di fronte a una ripresa dei consumi, che comunque sarebbe lunga e faticosa, ma questa indicazione si inserisce in un contesto complessivo, internazionale e interno, che, dopo tanto tempo, può indurre a qualche ottimismo”.

 

“A questo punto occorre fare tutto il possibile affinché non vi siano interventi che possano compromettere il generale quadro di miglioramento. Bisogna evitare, ad esempio, l'applicazione della clausola di salvaguardia inserita nella Legge di Stabilità che prevede l'innalzamento delle aliquote Iva a partire dal 2016. Ciò avrebbe un forte impatto sui prezzi e di conseguenza sui consumi, frenando in questo modo significativamente la domanda interna e la ripresa economica del Paese” conclude il Presidente di Federdistribuzione.


 

 

 

Dati Istat sui prezzi al consumo

 

Federdistribuzione: inflazione di fondo senza beni energetici in lieve recupero.
Ci sono presupposti per la ripresa

 

Milano, 27 febbraio 2015 – I dati  provvisori per il mese di febbraio diffusi oggi dall'Istat registrano un tasso complessivo di inflazione (beni + servizi) pari al -0,2% rispetto a febbraio 2014.

 

Per il secondo mese di fila l'Italia è in deflazione. Il dato di febbraio 2015 è però dovuto in gran parte alla dinamica dei carburanti: rispetto al 2014 la benzina segna un -12,4% e il gasolio un -14,3%. L'inflazione di fondo al netto dei beni energetici si porta a un +0,7% a febbraio su base annua rispetto al +0,3% di gennaio.

 

“La crescita dell'inflazione di fondo al +0,7% dal +0,3% del mese precedente è un segnale da prendere con cauta soddisfazione – dichiara Giovanni Cobolli Gigli, Presidente di Federdistribuzione – E' una variazione dei prezzi che indica un'economia che si sta muovendo ma è ancora su valori contenuti, sotto controllo e compatibili con una crescita dei consumi. In quest'ottica deve essere anche visto il prezzo basso del petrolio che rappresenta inoltre una forma di aumento del potere d'acquisto delle famiglie”.

 

“Questi segnali positivi indicano che ci sono le basi per una ripresa economica del Paese. Le nuove norme sul lavoro unite a strutturali politiche di sostegno della domanda interna possono imprimere un'accelerazione creando nuova occupazione e dare impulso alla crescita. E' quindi assolutamente indispensabile non introdurre misure che possano rappresentare un freno, come ad esempio l'aumento dell'Iva previsto nella clausola di salvaguardia”.

 


 

 

Dati Istat sul commercio al dettaglio

 

“Il 2014 chiude con un segno negativo. Spiragli per il 2015, ma non aumentare l'IVA”

 

 

Milano, 26 febbraio 2015 – I dati pubblicati oggi dall'Istat relativi al mese di dicembre 2014 mostrano una leggerissima ripresa rispetto allo stesso mese dell'anno precedente: il totale delle vendite al dettaglio indica un +0,1%, con l'alimentare a +0,8% e il non alimentare a -0,3%. Negativi invece i dati complessivi dell'anno: il 2014 rispetto al 2013 mostra una flessione del -1,2%, con l'alimentare a -1,1% e il non alimentare a -1,2%. Questi dati peraltro non tengono conto delle vendite realizzate dal settore degli ambulanti, che negli anni ha fatto registrare la più elevata crescita numerica di operatori.

 

“Anche il 2014 chiude con un segno negativo – dichiara Giovanni Cobolli Gigli, Presidente di Federdistribuzione – Dal 2007, anno precedente la crisi, le vendite al dettaglio hanno visto una perdita cumulata del -7,4% a valore”.

 

“In questo quadro negativo cominciano tuttavia a comparire timidi segnali incoraggianti, a partire dal +0,1% delle vendite di dicembre, che si inseriscono in un contesto internazionale favorevole per il nuovo tasso di cambio euro/dollaro, il basso prezzo del petrolio e la decisione della BCE sul quantitative easing e in un panorama nazionale nel quale si attendono gli effetti positivi delle riforme varate dal Governo, come il Jobs Act: nel mese di gennaio 2015 le vendite della GDO hanno registrato +2% (fonte IRI) e l'Istat ha diffuso oggi i dati sulla fiducia di consumatori e imprese, arrivata a livelli record da molti anni a questa parte, segnale di apprezzamento per l'operato del Governo.

 

“A questo punto occorre fare tutto il possibile affinché non vi siano interventi che possano compromettere il generale quadro di miglioramento. Bisogna evitare, ad esempio, l'applicazione della clausola di salvaguardia inserita nella Legge di Stabilità che prevede l'innalzamento delle aliquote Iva a partire dal 2016. Ciò avrebbe un forte impatto sui prezzi e di conseguenza sui consumi, frenando in questo modo significativamente la domanda interna e la ripresa economica del Paese” conclude il Presidente di Federdistribuzione.


 

 

Dati Istat sui Conti Economici Territoriali

 

Il Mezzogiorno priorità assoluta.
Senza importanti interventi per il Sud uscita dalla crisi più difficile per tutto il Paese

 

Milano, 9 febbraio 2015 – “I dati  diffusi oggi dall'Istat sulla situazione del Mezzogiorno sono estremamente preoccupanti – sottolinea Giovanni Cobolli Gigli, Presidente di Federdistribuzione – e riportano il tema del Sud d'Italia tra le assolute priorità del Paese”

 

Il Mezzogiorno risulta avere un PIL pro-capite nel 2013 inferiore del 45,8% a quello del Centro-Nord, pari nel Meridione a 17.200 €. Ma soprattutto evidenzia, sempre per il 2013, una spesa per consumi per abitante inferiore del 32% rispetto a quella del Centro-Nord: 12.500€ contro i 18.300€ del resto del Paese.

 

“I dati sulla grande differenza di PIL e consumi pro capite del Mezzogiorno rispetto alle altre Regioni del Paese si aggiungono a quelli sui livelli di disoccupazione e di lavoratori irregolari , che sono più del doppio nel Sud rispetto al resto del Paese, disegnando un quadro drammatico dal punto di vista economico e sociale – continua il Presidente di Federdistribuzione.

 

Nel 2013 il tasso di disoccupazione è stato del 19,7% nel Sud rispetto a una media nazionale del 12,2%. Nel 2012 le unità di lavoro irregolari sono state nel Mezzogiorno pari al 20,9% del totale delle unità di lavoro, contro un dato nazionale del 12,1%.

 

Questo quadro complessivo produce anche situazioni di concorrenza sleale tra imprese, scoraggiando investimenti e allontanando dal territorio aziende soffocate dalle situazioni di contesto

 

“Affrontare il problema del Mezzogiorno è una priorità che non può essere più rimandata. Correggere le attuali distorsioni e avviare una decisa politica di sostegno dello sviluppo delle regioni meridionali è una chiave fondamentale per la crescita di tutto il Paese. Senza interventi in questo senso tutto il cammino dell'Italia di uscita dalla crisi sarà più lungo e complicato conclude Cobolli Gigli.