Prassi commerciali sleali / MDD

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Sintesi

Un’opinione diffusa nel dibattito a livello europeo è che la crisi strutturale dell’agricoltura europea sia dovuta ad uno squilibrio di potere negoziale tra operatori della filiera, a scapito degli agricoltori e che una risposta a questa crisi passi da una regolamentazione dei rapporti B2B nella filiera e da un freno allo sviluppo della Marca del Distributore in quanto visto come strumento di “strapotere” delle Grande Distribuzione Organizzata (GDO) sul mondo produttivo.

Nonostante la Commissione europea, inizialmente, abbia escluso l’opzione normativa a medio termine, a seguito dei sempre più numerosi appelli per l'adozione di un quadro normativo armonizzato a livello europeo, mirato a lottare contro le prassi commerciali scorrette tra operatori della filiera ed eliminare il c.d. “fear factor”, negli ultimi mesi sembra più orientata a proporre una legislazione.

Perseguire obiettivi di bilanciamento delle posizioni negoziali lungo la filiera non deve significare intervenire con obblighi o vincoli normativi che irrigidiscano le relazioni commerciali tra soggetti privati limitandone la libertà d’azione. Bisogna, al contrario, continuare ad assicurare il più possibile la concorrenza tra gli operatori a beneficio diretto dei consumatori.

Inoltre, la sostenibilità dell’agricoltura, in particolare italiana, dovrebbe passare invece da una maggior efficienza lungo la filiera dove le imprese della GDO costituiscono un importante vettore di stimoli in termini di qualità produttiva, organizzazione, capacità di innovare, logistica. In una parola: crescita.

Dal 2008, il dibattito europeo si è focalizzato sui rapporti negoziali tra operatori della filiera, su elenchi di prassi commerciali scorrette che le imprese della GDO imporrebbero ai proprio fornitori. Su tale materia negli ultimi anni, la Commissione ha ricevuto sempre più pressioni per adottare un quadro normativo armonizzato a livello europeo contro le prassi commerciali scorrette tra operatori della filiera. Sebbene inizialmente la Commissione avesse escluso tale opzione, negli ultimi mesi è apparsa più orientata in favore di una legislazione, così come ha dichiarato nel proprio Programma di Lavoro 2018. A rafforzare questa posizione, si aggiunge che il Commissario Hogan (Agricoltura e Sviluppo rurale) in ottobre ha mosso delle accuse pesanti nei confronti dei retailer e della loro “superpotenza”, che, a suo dire, spreme gli agricoltori, con pratiche commerciali definite come “uno scandalo”.

La crisi del mondo agricolo è dovuta a diverse ragioni sia congiunturali che strutturali:

  • la volatilità dei prezzi delle materie prime dovuta alla sovraccapacità produttiva mondiale;
  • il rallentamento dell’economia cinese e in particolare il calo delle importazioni di prodotti agricoli;
  • l’embargo russo sui prodotti agroalimentari della UE;
  • la fine del regime delle quote latte in Europa;
  • le abitudine di consumo che cambiano: crisi economica e nuove tendenze di consumo hanno avuto come conseguenza un calo del consumo di carne e latte;
  • lo stesso modello agricolo europeo è in crisi: le politiche di sostegno a pioggia hanno avuto un effetto controproducente, quello di allontanare l’agricoltura delle logiche di competitività e di innovazione, rendendola troppa parcellizzata e di conseguenza inefficiente.

La Commissione, comunque, prosegue la sua indagine anche tra gli stakeholder della filiera per arrivare ad aprile/marzo 2018 con una decisione in materia. A tal fine, attualmente, sono aperte due consultazioni pubbliche sul tema delle Pratiche Commerciali Scorrette. I risultati delle consultazioni costituiranno uno degli elementi in base ai quali la Commissione europea deciderà se siano opportune misure normative obbligatorie a livello europeo al fine di regolare le relazioni commerciali nella filiera alimentare.

Posizione FD

Per la crescita dell’agricoltura in Europa non sono necessari interventi normativi a scapito della libertà contrattuale e della concorrenza, ma è opportuno lavorare su azioni incisive in termini di promozione dei prodotti agricoli, conoscibilità e diffusione sui mercati nazionali ed esteri, azioni che consentano di migliorare le produzioni nazionali e locali.

È fondamentale superare la capillarizzazione e le politiche di sostegno a pioggia per lavorare sull’efficienza della filiera e per capire dove è possibile recuperare valore.

La GDO costituisce un importante fattore di efficienza all’interno della filiera, anche e soprattutto attraverso la Marca del Distributore. A contatto con decine di milioni di clienti ogni settimana, la GDO ha bisogno di fornitori efficienti, capaci di produrre innovazione e servizi, fattori che generano valore per i consumatori. La collaborazione con le imprese della GDO impegna il fornitore a produrre volumi, qualità, regolarità di approvvigionamento, rispetto dei tempi: un impegno e una sfida rilevanti, ma anche un modo per dare dinamicità ed efficienza all’impresa, contribuendo in questo modo al miglioramento della filiera e dell’intero sistema produttivo nazionale ed europeo. E non è sicuramente nel suo interesse imporre condizioni contrattuali scorrette o interrompere contratti senza motivi validi e preavviso.