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La crisi del commercio non alimentare

Le imprese della distribuzione moderna dei settori non food (abbigliamento, bricolage, elettronica, sport, profumerie, mobili e arredamento ecc.) sono in una situazione drammatica: negozi chiusi; fatturati pari a zero; crisi di liquidità senza precedenti; merce in casa da pagare ai fornitori o già pagata e non vendibile; personale da gestire e relativi costi contributivi/previdenziali non sostenibili; paralisi del traffico commerciale, con costi fissi di struttura quali tasse centrali e locali, canoni di locazione, fornitori, contributi  assicurativi.

La situazione attuale si configura come un vero e proprio “stato di crisi”, che se non si interviene con forza vedrà fallire o chiudere molte aziende e quelle che resisteranno dovranno mettere in atto gravi misure di contenimento degli impatti, agendo con tutte le leve disponibili per limitare i costi, riequilibrandoli a fatturati pari a zero registrati nel periodo.

Questo quadro gravissimo avrà ripercussioni non solo sulle imprese commerciali del non food ma anche, a livello più generale, su tutto l’indotto e le filiere produttive.

Occorrono quindi misure urgenti e incisive per aiutare queste imprese a superare la situazione contingente ma, soprattutto, per consentire alle stesse di sopravvivere per tornare poi ad investire, dare occupazione e intraprendere un nuovo percorso di crescita, con una prospettiva futura anche per il Paese.

Ne abbiamo individuate 5, che abbiamo proposto al Governo e che abbiamo comunicato anche attraverso i media, per creare più consapevolezza sulle difficoltà che stanno attanagliando le imprese.

Proposte che ci auguriamo siano riprese nel provvedimento che in queste ore il Governo sta valutando per sostenere il sistema produttivo del Paese.

1 – Sospensione immediata di tutti i versamenti fiscali, contributivi e assicurativi in scadenza a partire dal mese di marzo e almeno fino al mese di settembre, nonché la sospensione di mutui, finanziamenti, leasing, ecc. Misure per ridurre le spese correnti, come il pagamento dei canoni di locazione, attraverso un pacchetto di interventi specifici. Vanno estesi anche al nostro settore i provvedimenti già previsti per le PMI e le aziende sotto i 2 mln di fatturato: la crisi sta colpendo indistintamente tutte le imprese, grandi e piccole

2 – Attivazione di linee di credito e misure straordinarie specifiche per la liquidità delle imprese, nonché forme di finanziamento per agevolare le spese per i costi di struttura, il mantenimento dell’attività commerciale e dello stato occupazionale dei lavoratori, i pagamenti relativi a import ed export, attraverso l’attivazione di risorse europee e la disponibilità di Cassa Depositi e Prestiti. Serve un’iniezione economica importante con garanzia pubblica totale.

3 – Adozione di misure di decontribuzione e di riduzione degli impatti fiscali (per imposte nazionali – Iva, Ires e locali – Tari) nei periodo di chiusura e nei mesi immediatamente successivi , che saranno caratterizzati da importanti riduzioni di fatturati.

4 – Moratoria di 6 mesi (marzo – settembre 2020) per tutte le obbligazioni di pagamento gravanti sugli imprenditori appartenenti alle categorie merceologiche più penalizzate , con adeguate coperture di garanzia statale.

5 – Facciamo presto! Dobbiamo agire con massima sollecitudine e correggere il tiro in corso d’opera. Agire come un vero sistema, che si integra, si corazza e si aiuta. Solidali e capaci di far sì che con un enorme sforzo da parte di tutti, la nostra economia si rimetta in moto. Rapidamente ed efficacemente.

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