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L’offensiva degli enti locali sulle liberalizzazioni

Torniamo a parlare delle azioni degli Enti Locali contro la liberalizzazione del commercio sancita dalle leggi nazionali, perché la sensazione è che ci si trovi di fronte a un’offensiva che può quasi apparire organizzata. il Friuli Venezia Giulia ha promulgato una legge che impone 10 festività di chiusura obbligatoria (norma peraltro già impugnata dalla presidenza del Consiglio); la provincia Autonoma di Bolzano, attraverso la “Commissione dei dodici”, ha proposto limitazioni allo sviluppo del commercio, in contrasto insanabile con i principi fondamentali dell’ordinamento nazionale e comunitario.

Il Comune di Firenze nel centro storico ha vietato l’apertura di fast food e ha imposto ai negozi alimentari una irrealizzabile quota di prodotti locali (provvedimento che il Ministro Franceschini e il pd vorrebbero portare a livello nazionale per le città dichiarate patrimonio dell’Unesco).

Tutto ciò, dicono, per salvaguardare l’equilibrio tra grande e piccola distribuzione e tutelare i centri storici. siamo convinti che i nostri centri storici debbano essere valorizzati e che il commercio non debba essere omologato sulla distribuzione moderna, ma la strada non può essere quella dei vincoli e dei divieti, ma deve essere quella del sostegno e degli incentivi a chi ha una visione innovativa del proprio mestiere, in coerenza con il profondo mutamento delle regole del commercio.

Gli enti locali non dovrebbero pensare a riprendere un potere normativo che non hanno più, perché altrimenti ci ritroveremmo in un’italia feudale e ingestibile in modo efficiente, con conseguenze sugli investimenti e sullo sviluppo dei territori e del paese e con regole di concorrenza violate a discapito dei cittadini.

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