Quali impatti dell’emergenza Covid-19 sul settore della Distribuzione in Italia

Per comprendere l’importanza del “ruolo” della distribuzione alimentare e non alimentare in Italia basta dare uno sguardo ai numeri del 2019: 9,8 miliardi di euro di investimenti, primo settore in Italia; 542 miliardi di euro di fatturato e 86,3 miliardi di Valore Aggiunto (6% del totale nazionale); oltre 2,3 milioni di occupati (10% del totale occupati nel Paese). Tutti indicatori in aumento rispetto al 2015. Si capisce così quanto la distribuzione sia a tutti gli effetti un driver strategico per l’economia italiana e rappresenti un motore di crescita di vitale importanza per il Paese. Un settore che per continuare a svolgere questo ruolo anche nel prossimo futuro necessita delle giuste attenzioni da parte del Governo.

L’emergenza Covid-19 rappresenta uno shock senza precedenti che ha investito l’economia italiana, agendo sia sulla domanda che sull’offerta. Secondo il rapporto “Quali impatti dell’emergenza Covid-19 sul settore della Distribuzione in Italia” realizzato da The European House – Ambrosetti per Federdistribuzione a fine 2020 si registrerà una flessione dei ricavi totali del settore, food e non food, del -20,5%, considerando uno scenario che valuta un calo del reddito delle famiglie dell’8% e non ipotizza nuove fasi di lockdown. Con una previsione di stabilità per il food (0,0%, quindi ben lontano dalla narrazione di essere un settore avvantaggiato dalla crisi) e invece una vera situazione drammatica per il non food: -36,7%. Questi risultati non possono che ripercuotersi a livello occupazionale, laddove lo studio segnala una popolazione a rischio pari a 220.000 unità, del tutto concentrata nel non alimentare e con effetti pesanti sull’occupazione femminile, che rappresenta il 60% della nostra forza lavoro. Allo stesso modo la stessa sopravvivenza di molte imprese è in discussione, con 81.700 imprese a rischio chiusura. Significativi anche gli impatti negativi sulle casse dello Stato: il crollo dei ricavi implica una riduzione dell’Iva riscossa di 24,4 miliardi di euro, una cifra superiore alla spesa nazionale per la difesa.
Lo studio stima inoltre che per tornare a un livello pre-crisi occorrano 6 anni per la distribuzione non alimentare. Numeri impressionanti, che palesano in modo evidente le attuali difficoltà del mondo distributivo, mettendone a rischio la sua capacità di sostenere la rimessa in moto dell’intero sistema Paese.

La distribuzione è un settore composto da aziende abituate a una politica del fare; per questo le richieste alle istituzioni sono focalizzate su misure concrete che passano da tre grandi pilastri. In primo luogo, creare quelle che sono state definite “le condizioni di contesto”, cioè interventi da parte dello Stato in grado di generare uno scenario favorevole allo sviluppo del sistema produttivo: sblocco degli investimenti pubblici e infrastrutturali, con un focus su digitalizzazione e tutela del territorio; drastica riduzione della burocrazia e introduzione di semplificazioni normative; attenzione al capitale umano, puntando su scuola, università e formazione. In seconda battuta ribadire la centralità degli investimenti privati, con finanziamenti agevolati a lungo termine; sostegno anche alle grandi imprese, senza le quali è impossibile crescere; forte accentuazione verso uno sviluppo sostenibile. Infine rilanciare i consumi, favorendo la crescita dell’occupazione attraverso politiche attive e ammortizzatori sociali; sostenendo il reddito delle famiglie; proponendo riforme fiscali e strumenti di incentivo alla spesa.

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