Buoni pasto

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Sintesi

Il mercato dei buoni pasto si regge oggi su delicati equilibri di compensazione tra pubblico e privato. In sostanza il privato svolge il ruolo di “ripianatore” degli scompensi finanziari delle società emettitrici, causati dagli sconti concessi da queste ultime al “pubblico” per aggiudicarsi le gare di appalto indette dalle Pubbliche Amministrazioni e dagli altri grandi utenti (grandi aziende anche a partecipazione pubblica o private).

La normativa attuale stabilisce che gli appalti delle Pubbliche Amministrazioni aventi ad oggetto i servizi sostitutivi di mensa devono essere aggiudicati privilegiando la garanzia e la qualità della prestazione, mediante la valutazione dell’aspetto tecnico ed economico dell’offerta. Viceversa è sempre più evidente come nell’aggiudicazione delle gare venga preso in considerazione un solo elemento, che è lo sconto applicato sul valore nominale del buono anziché valutare le proposte sul valore del servizio offerto dalla società emettitrice. L’applicazione di questo sconto sul valore del buono costringe poi la società emettitrice a recuperare per altra via il suo margine di profitto.

In pratica la società emettitrice finisce con l’offrire un servizio molto competitivo sul quale difficilmente può raggiungere un livello di pareggio tra costo del servizio offerto e remunerazione riconosciuta dall’acquirente dello stesso.

I limiti al massimo ribasso delle gare pubbliche diventano poi un punto di riferimento per tutti i grandi utenti (a partecipazione pubblica o privati), che chiedono sconti analoghi a quelli della pubblica amministrazione nell’acquisito dei buoni pasto per i propri dipendenti.

Questo sconto sul valore nominale del buono viene quindi compensato dalle commissioni applicate all’esercente (pubblici esercizi o distribuzione moderna) che eroga il servizio all’utilizzatore finale.

Si tratta di una situazione paradossale da cui traggono massimo giovamento, in primo luogo, i grandi utenti pubblici e privati, che pagano meno il servizio sostitutivo di mensa a discapito dei soggetti a valle, ossia di coloro che devono fornire il servizio e che si vedono aumentare anno per anno i costi di commissione richiesti dalle società emettitrici, sempre più in difficoltà nel gestire la logica del continuo ribasso.

Le commissioni richieste dalle società emettitrici si traducono in un costo rilevante per gli esercizi convenzionati, come quelli della distribuzione moderna organizzata, che, grazie alle proprie economie di scala, lavorano su margini estremamente ridotti sui singoli prodotti e che diventano spesso i collettori finali di buoni che alcuni operatori professionali cercano di utilizzare erroneamente come vero e proprio denaro contante.

In questi anni sono stati diversi i momenti di tensione sull’argomento, anche con iniziative pubbliche da parte di operatori esasperati dai continui rialzi delle commissioni e con la presentazione di diverse interrogazioni parlamentari sul tema.

Il Decreto Legislativo 18 aprile 2016, n. 50 (cd. Codice Appalti), che ha superato la precedente disciplina regolata dall’art.285 del D.P.R. 207/2010, ha previsto la necessità che l’affidamento dei servizi sostitutivi di mensa avvenga esclusivamente sulla base del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa individuata sulla base del miglior rapporto qualità/prezzo e, quindi, mai con il criterio del massimo ribasso.

Il provvedimento elaborato dal Ministero dello Sviluppo economico (Decreto n. 122/2017) interviene sulle criticità oggi esistenti sul mercato, in linea con quanto auspicato da Federdistribuzione, in quanto elimina il divieto di cumulabilità dei buoni (fino a 8 buoni), allarga i prodotti acquistabili (tutti i prodotti alimentari pronti al consumo e non solo quelli di gastronomia), mantiene il divieto di cedibilità dei buoni pasto e cerca di fare chiarezza in merito alla definizione di “servizi aggiuntivi” facoltativi.

Infine, riveste grande importanza una recente modifica legislativa che risponde alle richieste avanzate da tempo da Federdistribuzione. È stato infatti pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 103 del 5 maggio scorso, il Decreto legislativo 19 aprile 2017, n. 56 recante “Disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50” (Codice appalti).

L’art. 90 del nuovo provvedimento introduce una fondamentale modifica all’art. 144, in merito ai criteri di valutazione per stabilire l’offerta economica più vantaggiosa (indicati al comma 6). In relazione ad uno dei criteri di valutazione sopra richiamati e cioè il ribasso sul valore nominale del buono pasto concesso dalla società emittente alla pubblica amministrazione (sconto alla P.A.), viene infatti precisato che lo stesso non può essere superiore allo sconto incondizionato (ossia alla commissione) verso gli esercenti.

La modifica introdotta, se correttamente attuata, dovrebbe impedire che un eccessivo sconto sul valore nominale del buono concesso allo Stato venga poi compensato dalle società emettitrici attraverso commissioni non dichiarate in sede di gara pubblica (cd “servizi aggiuntivi”). A titolo esemplificativo, la nuova norma prevede che se la società emettitrice dei buoni pasto dichiara in sede di gara che applicherà una commissione agli esercizi convenzionati pari al 3% (che è il livello di valore di commissione che di solito viene dichiarato in gara), lo sconto applicabile alla pubblica amministrazione sul valore facciale del buono non potrà essere superiore al 3% (oggi supera il 20%, con necessità per le società emettitrici di recuperare l’equilibrio economico attraverso i servizi aggiuntivi che vengono richiesti alla rete degli esercizi che svolgono il servizio sostitutivo di mensa).

Posizione FD

Federdistribuzione ritiene che le nuove regole in fase di pubblicazione (Decreto Mise) e già pubblicate (D.lgs. n. 56/2017) se correttamente applicate, possono risolvere le distorsioni e le diverse criticità che caratterizzano oggi il sistema dei buoni pasto, anche in relazione alle nuove abitudini di acquisto ed alle modalità di utilizzo dei buoni da parte dei lavoratori. Occorre quindi impostare correttamente il processo di applicazione della nuova disciplina dei buoni pasto, al fine di creare efficienza ed eliminare gli oneri e i costi che oggi gravano sulla gestione degli stessi. È evidente che se non si coglierà questa occasione per regolamentare il mercato l’alternativa possibile per superare le attuali storture diventa la previsione dell’inserimento in busta paga del buono pasto.