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Sostegno ai consumi: la formula per la ripresa

La situazione pandemica mostra concreti segni di miglioramento ed è auspicabile una, seppur graduale, ripresa del Paese. Sono tuttavia ancora scarsi i segnali di un reale rimbalzo dell’economia.

Archiviato il primo trimestre dell’anno con un PIL ancora negativo (-0,4% il dato congiunturale, -1,4% quello tendenziale), le aspettative degli operatori economici sono ora rivolte ai prossimi mesi, a partire da quelli estivi. Nell’anticipare il dato sui primi tre mesi dell’anno, il Ministro dell’Economia Daniele Franco ha dichiarato di aspettarsi «una ripresa nel secondo trimestre e un’accelerazione nel terzo e nel quarto».

Lo sprint nella crescita predetto da Franco scaturirebbe dalla combinazione di diversi fattori. La campagna vaccinale – condizione necessaria per un ritorno alla normalità – sembra aver superato le difficoltà iniziali e avanza ora a velocità spedita. L’aspettativa alla base di una “vigorosa” ripartenza è che, al ritmo di 500 mila dosi al giorno, si possa portare a rendere immune gran parte della popolazione italiana entro la fine dell’estate, operazione che risulta tuttavia condizionata alla differente capacità organizzativa delle regioni e alla disponibilità di dosi.

L’altro elemento su cui si fa affidamento è che, con la graduale riapertura delle attività economiche, l’economia possa registrare una celere ripresa. Per innescare il cambio di marcia è necessario tuttavia che tutti i comparti economici tornino alla piena operatività. Fattore determinante per il mondo del commercio, nello specifico, sarà rappresentato dalla riapertura dei centri commerciali nel fine settimana: le due giornate valgono infatti circa il 40% delle vendite settimanali.

Da ultimo, il Governo mette in conto l’effetto delle misure di sostegno all’economia, previste dai vari provvedimenti legislativi fin qui varati e del primo step di riforme e investimenti del PNRR, la cui versione definitiva è stata inviata a Bruxelles alla fine del mese scorso. La prima tranche degli aiuti europei (pari a circa 25 miliardi) è attesa entro luglio. Per poter ottenere i successivi fondi sarà necessario garantire la qualità e la tempistica degli interventi via via realizzati. Da questo punto di vista, le incognite sono molteplici: è evidente la necessità di un radicale cambiamento rispetto alla cronica incapacità del Paese nel riuscire a utilizzare integralmente le risorse europee, inattitudine che mette a serio rischio la possibilità di sfruttare appieno l’opportunità strategica che ci è stata offerta.

Nella strategia di ripartenza delineata del governo – a partire da quella esposta nel PNRR – risulta pressoché assente infine qualsiasi specifico riferimento a una delle componenti principali del PIL, ossia i consumi, vero motore della crescita del Prodotto Interno Lordo negli anni pre-crisi. Senza reali sostegni, dopo aver registrato nel 2021 un crollo superiore al 10%, la spesa delle famiglie italiane rimane a tutt’oggi fortemente “depressa”, condizionata da una situazione sanitaria ancora non ottimale, e dalla persistente incertezza sulle prospettive economiche. A fronte di famiglie che non sono state impattate finanziariamente dalla crisi, molte altre hanno subito un netto calo delle entrate nonostante diverse iniziative di sostegni al reddito che tuttavia potrebbero presto venir meno. Il rischio è che in prospettiva – dopo un iniziale rialzo derivante dall’aumento di quelle spese prima impedite a causa delle restrizioni anti-pandemiche – i consumi perdano velocemente smalto, permanendo su livelli bassi.

Il cospicuo aumento della quota di reddito destinata al risparmio (+7,6%, portando nel 2020 la propensione al 15,8% dall’8,2% del 2019), che mantiene accese le speranze di un rimbalzo positivo con la riapertura delle attività, non è condivisa da molti economisti. Tra gli altri, nell’ultimo Bollettino Economico, la Banca d’Italia sostiene che per motivi precauzionali solo un terzo del risparmio accumulato nel 2020 verrebbe consumato nel 2021. Non dissimile l’opinione di Centro Studi di Confindustria che nel suo Rapporto di previsione primaverile evidenzia come la crisi economica, connessa alla crisi sanitaria, rischi di generare effetti più duraturi, rispetto alle crisi passate, in particolare per le incertezze sulle prospettive occupazionali, indirizzando i redditi delle famiglie a privilegiare elevati tassi di risparmio rispetto ai consumi.

Per una reale inversione di rotta, occorre dare impulso alla domanda privata affinché torni ad essere il traino dell’economia. È necessario creare un clima di aspettative positive e infondere fiducia nelle prospettive a medio termine dell’intera economia, affinché ci sia una spinta a incrementare i consumi da parte dei privati e a investire da parte delle imprese; occorre inoltre agire direttamente su queste ultime due variabili macroeconomiche, con tempestive misure ad hoc, affinché si ri-inneschi la loro forza motrice, oggi pressoché ferma.

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