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Posizione FD

In Italia il divieto di commercializzazione dei sacchetti di plastica per il trasporto delle merci vige dal 1° gennaio 2011. Allora si stimava che si consumassero nel nostro Paese 20-25 miliardi di sacchetti di plastica in un anno (circa un quarto di quelli europei), creando 260.000 tonnellate di plastica. Da allora numerosi provvedimenti hanno regolamentato la materia, determinando però una situazione di complessità e confusione che rende difficile l’operatività delle imprese.

Il D.L. n. 2/2012, convertito con L. 28/2012, ha individuato inizialmente le caratteristiche tecniche dei sacchi per asporto merce commercializzabili, definendo le relative sanzioni. Il tema è diventato ancora più critico con l’approvazione del Decreto Competitività (D.L. 91/2014, convertito con L. 116/2014) che, all’art. 11, comma 2-bis, prevede l’applicazione di una  sanzione pecuniaria per coloro che commercializzano sacchetti di plastica non biodegradabili e non compostabili, secondo quanto previsto dalla norma di riferimento (art. 2, comma 4 del d.l. 2/2012).

A questo quadro normativo già complesso, si sono aggiunte in seguito le previsioni della Direttiva (UE) 2015/720 che ha modificato la direttiva 94/62/CE per la riduzione dell’utilizzo di borse di plastica in materiale leggero. In essa si prevede che “gli Stati membri possono scegliere di esonerare le borse di plastica con uno spessore inferiore a 15 micron («borse di plastica in materiale ultraleggero») fornite come imballaggio primario per prodotti alimentari sfusi ove necessario per scopi igienici”.

Sulla base di quanto già previsto dalla legge di Delegazione Europea 2015 (Legge 12 agosto 2016, n. 170), la Legge 3 agosto 2017, n. 123 di conversione, con modificazioni, del Decreto-legge 20  giugno 2017, n. 91,  ha modificato la normativa vigente garantendo  il medesimo livello di tutela ambientale assicurato dalla stessa, prevedendo le tipologie di sacchi in plastica commercializzabili (con conferma degli spessori già stabiliti) e il divieto di fornitura a titolo gratuito di tutte le borse di plastica ammesse al commercio.

Con tale provvedimento è stata inoltre prevista, dal 1° gennaio 2018, l’avvio della progressiva riduzione della commercializzazione delle borse di plastica in materiale ultraleggero (forniti a fini di igiene o come imballaggio primario per alimenti sfusi), vietando i sacchetti che non siano biodegradabili e compostabili e con non abbiano uno specifico contenuto minimo di materia prima rinnovabile.

Al fine di ridurre l’utilizzo di tali sacchetti e di aumentare la consapevolezza del consumatore nei confronti dei temi ambientali, la norma prevede che questi nuovi sacchetti ultraleggeri debbano essere fatti pagare.

Federdistribuzione ha preso atto della norma nazionale, volta a ridurre gli impatti sull’ambiente dell’utilizzo dei sacchetti di plastica,  confidando anche su una crescente sensibilità dei consumatori nei confronti dei temi ambientali. Le sue imprese associate, nel rispetto delle scelte di ciascuna azienda, si stanno muovendo per minimizzare l’impatto economico della nuova norma sui clienti, anche alla luce di una circolare del Ministero per lo Sviluppo Economico che autorizza, in questo caso, la pratica del sottocosto.

Un aspetto legato alla nuova norma riguarda la possibilità da parte del consumatore di utilizzare propri sacchetti in luogo di quelli disponibili nei punti vendita. Sul tema è intervenuto il Ministero dell’Ambiente che ha precisato che la vigente disciplina ambientale non prevede il riutilizzo delle borse ultraleggere. Anche per un coordinamento con le norme igienico sanitarie, si dovrebbe quindi consentire solo l’utilizzo di borse ultraleggere che siano integre e conformi, al pari di quelle distribuite nei punti vendita.

Poiché il Ministero dello Sviluppo Economico, nella circolare in cui autorizza il sottocosto, ha affermato anche la possibilità per i consumatori di utilizzare nei punti di vendita sacchetti ultraleggeri “già in loro possesso”, unendo i pronunciamenti da parte dei due Ministeri risulterebbe, in linea teorica,  possibile quest’ultima pratica solo alle seguenti condizioni: utilizzo di sacchetti nuovi e integri; utilizzo di sacchetti conformi a quanto indicato dalla normativa ambientale e igienico sanitaria; utilizzo di sacchetti idonei al contatto con gli alimenti; utilizzo di sacchetti con lo stesso peso dei sacchetti ultraleggeri distribuiti nei negozi dal 1° gennaio 2018, stante l’impossibilità di ritarare le bilance di volta in volta in base al diverso imballaggio del consumatore.

Una diversa interpretazione rispetto a quella sopra indicata non sarebbe allineata con la normativa ambientale e con le finalità ispiratrici della stessa e renderebbe di fatto impraticabile l’attività di vendita (per l’impossibilità di effettuare  una ritaratura continua delle bilance).