Tassa rifiuti

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Sintesi

L’attuale sistema di raccolta rifiuti rappresenta un caso esemplare di distorsione della concorrenza. I Comuni hanno ampia discrezionalità nella definizione dei criteri di assimilazione dei rifiuti speciali a quelli urbani e attraverso l’estensione eccessiva dell’assimilazione sottraggono una parte di mercato (quella dei rifiuti speciali) alla potenziale gestione di soggetti privati. Tale situazione persiste nonostante il Testo Unico Ambientale preveda la definizione di criteri qualitativi e quantitativi per stabilire a quali rifiuti estendere l’assimilazione dei rifiuti speciali agli urbani e nonostante l’Antitrust sia più volte intervenuta proponendo di eliminare la norma che attribuisce ai Comuni questa ampia discrezionalità. Solo di recente, dopo esser stato messo in mora lo scorso aprile dal Tar del Lazio, il Ministero si è attivato per la predisposizione del decreto per la definizione dei suddetti criteri quali-quantitativi, coinvolgendo le maggiori Associazioni di categoria, tra cui Federdistribuzione.

L’attuale sistema di raccolta rifiuti rappresenta un caso esemplare di distorsione della concorrenza. Ai Comuni, che si affidano alle concessionarie del pubblico servizio, in larga parte società pubbliche affidatarie dirette, e che svolgono in regime di esclusiva la raccolta dei rifiuti urbani, è stata infatti lasciata la più ampia discrezionalità nella definizione dei criteri di assimilazione dei rifiuti speciali a quelli urbani, sottraendo in questo modo una parte di mercato (quella dei rifiuti speciali) che potrebbe essere a disposizione di soggetti privati.

Questa situazione permane da anni nonostante il Testo Unico Ambientale preveda che la definizione dei criteri qualitativi e quantitativi per stabilire a quali rifiuti estendere l’assimilazione dei rifiuti speciali agli urbani sia di competenza esclusiva del Ministero dell’Ambiente ((d.lgs. n. 152/2006, art. 195, comma 2, lettera e), quest’ultimo non ha mai provveduto.

L’Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato è intervenuta più volte sottolineando l’eccessivo ricorso da parte degli Enti locali all’assimilazione dei rifiuti speciali a quelli urbani, con conseguente sottrazione dal gioco concorrenziale di tipologie di rifiuti speciali, le cui attività di raccolta e smaltimento dovrebbero essere lasciate agli operatori privati sulla base di rapporti contrattuali con i produttori di questi. Anche nella Segnalazione del 4 luglio 2014 a Governo e Parlamento, per la predisposizione del disegno di legge annuale per il mercato e la concorrenza, l’Antitrust ha proposto di eliminare la disposizione normativa che attribuisce ai Comuni ampia discrezionalità nell’individuare i rifiuti cui si applica il divieto di assimilazione (modifica art. 1, comma 649, della legge 147/2013). Tale posizione è stata ribadita nel provvedimento conclusivo di un’indagine conoscitiva dell’Autorità (Prov.. 25823 del 21 gennaio 2016), avviata nell’agosto del 2014, anche a seguito delle segnalazioni di Federdistribuzione, dove l’Antitrust ha chiesto che venga riformato il sistema italiano che disciplina lo smaltimento dei rifiuti. In particolare, è stato segnalato come l’attuale quadro normativo debba essere completato con l’emanazione di uniformi criteri di assimilazione dei rifiuti speciali ai rifiuti urbani che restringano il perimetro della privativa comunale ed eliminino l’attuale discrezionalità dei Comuni in materia.

Sul tema è intervenuto di recente anche, il Tar Lazio che, con sentenza 4611 dell’13 aprile 2017, ha messo in mora il Ministero dell’Ambiente, concedendogli 120 giorni per l’emanazione del suddetto decreto.

Il Ministero, previo coinvolgimento e consultazione della maggiori Associazioni di categoria, tra cui Federdistribuzione, si è quindi attivato per la predisposizione di un decreto per la definizione dei criteri qualitativi e quali – quantitativi per l’assimilazione dei rifiuti speciali ai rifiuti urbani. Il provvedimento, il cui iter di approvazione è quasi concluso, dovrebbe prevedere il divieto per i Comuni di applicare la Tari ai rifiuti prodotti dalle attività commerciali medio-grandi ed in particolare ai negozi di abbigliamento con più di 400 metri quadri di superficie di vendita e ai supermercati che superano gli 800 metri quadri. Il decreto fisserebbe quindi limiti diversi a seconda della categoria di esercizio.  

 

Si tratta di un’importante svolta nella normativa che regolamenta il settore dei rifiuti e che si auspica possa portare a breve una risposta adeguata alle criticità sinora registrate.

Posizione FD

Federdistribuzione ritiene indispensabile la pubblicazione in tempi brevi del decreto ministeriale per la determinazione dei criteri per la definizione dei criteri qualitativi e quali - quantitativi per l’assimilazione dei rifiuti speciali ai rifiuti urbani. È infatti prioritario l’intervento normativo statale per arginare il potere arbitrario dei comuni. Solo attraverso una misura dello Stato, che non lasci spazi interpretativi o di manovra legislativa “distorsiva” a livello locale, è possibile limitare un’eccessiva e discrezionale estensione della raccolta monopolistica dei rifiuti solidi urbani, lasciando al mercato attività che devono poter essere svolte in regime di libera iniziativa economica ed impedendo in ogni caso meccanismi contributivi che si traducono, di fatto, in una doppia imposizione se non in una tassa patrimoniale pura.