Orari di apertura

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Sintesi

Con il decreto “Salva Italia” è stata introdotta dall’inizio del 2012 la piena liberalizzazione degli orari di apertura dei negozi. Ciò ha consentito al commercio di migliorare il proprio servizio ai consumatori, che dimostrano di apprezzare le aperture domenicali e festive (il 65% si dichiara favorevole).
Le maggiori giornate di apertura hanno consentito alle aziende distributive di distribuire più salari (400 mio € addizionali) e di assumere 4.200 persone; hanno inoltre contribuito a sostenere i consumi, che altrimenti sarebbero diminuiti in misura ancora superiore.
Fin dall’inizio il “Salva Italia” ha trovato l’opposizione di Regioni e Comuni, che vedevano nella norma nazionale una lesione del loro potere. La liberalizzazione degli orari introdotta è stata invece supportata con forza e più volte dalla Corte Costituzionale, dai Tar e dal Consiglio di Stato, dall’Antitrust.
E' in esame alla X Commissione del Senato un disegno di legge che prevede 12 giornate festive di chiusura obbligatoria (6 derogabili) e restituisce potere in materia a Regioni e Comuni. Si tratta di un ritorno al passato che determinerebbe, in un momento di grave difficoltà economica del Paese, impatti negativi sui livelli occupazionali, sui salari distribuiti e sui consumi.

Con il comma 1 dell’articolo 31 del d. l. n. 201/2011 (Decreto Salva Italia), convertito nella Legge n. 214/2011, è stata introdotta la piena liberalizzazione degli orari di apertura degli esercizi commerciali in tutt’Italia.

Ciò ha consentito al commercio di migliorare il proprio servizio ai consumatori, che dimostrano di apprezzare le aperture domenicali e festive. Le maggiori giornate di apertura hanno consentito alle aziende distributive di erogare più salari e di assumere migliaia di persone, contribuendo a sostenere i consumi. Con la liberalizzazione degli orari ogni imprenditore ha la libertà di decidere quando aprire e quando chiudere, sulla base delle esigenze della sua clientela. Va preso in considerazione il fatto che, con la diffusione degli acquisti su internet, i consumatori hanno la possibilità di comprare on line tutti i giorni e in ogni momento della giornata.

Non è la liberalizzazione degli orari ad avere impatti negativi sulla distribuzione tradizionale, ma è la situazione economica non favorevole. Nonostante il calo dei consumi, i dati dell’Osservatorio Nazionale del Commercio del Ministero dello Sviluppo Economico evidenziano che il numero dei negozi in sede fissa e ambulanti in Italia rimane sostanzialmente stabile, pur registrando al suo interno un aumentato turn over. Laddove ci siano spostamenti di acquisti dal piccolo dettaglio alla grande distribuzione questi sono dovuti alla maggiore capacità di quest’ultima di offrire convenienza, in un momento di difficoltà economica delle famiglie.

Fin dall’approvazione del “Salva Italia” Regioni e Comuni hanno mostrato ostilità nei confronti della norma, intervenendo con provvedimenti che limitavano i nuovi principi di libertà introdotti. Il sostegno alla piena liberalizzazione degli orari di apertura si inserisce tuttavia in un quadro normativo consolidato e confermato da Organi Giurisdizionali e Authority di tutela della concorrenza.

Nel 2012 la Corte Costituzionale ha respinto il ricorso di 8 Regioni che rivendicavano per se stesse il potere legislativo sulla materia, stabilendone invece la piena competenza esclusiva del legislatore nazionale (sentenza n. 299/2012). Successivamente la Corte Costituzionale si è più volte espressa dichiarando illegittime le norme regionali varate in violazione dei principi sanciti nel “Salva Italia” e “Cresci Italia”.

Nelle occasioni in cui le aziende si sono rivolte ai Tribunali Amministrativi Regionali impugnando provvedimenti degli enti locali di orientamento restrittivo, i diversi TAR si sono espressi a favore della liberalizzazione introdotta con il “Salva Italia”.

A ciò si aggiungono le recenti pronunce del Consiglio di Stato (sentenze n. 2746 e 2747 del 27 maggio 2014) con le quali è stato ribadito come il tema degli orari rientri nella materia della concorrenza che è di competenza legislativa esclusiva dello Stato, pertanto nulla può essere deciso sull’argomento da Regioni ed enti locali.

Anche l’Autorità per la Concorrenza e il Mercato (Antitrust), intervenendo più volte sulla materia, ha definito la liberalizzazione degli orari come elemento di concorrenza e, in quanto tale, di competenza dello Stato e non ostacolabile con interventi limitativi da parte delle Regioni.

La recente iniziativa del Friuli Venezia Giulia, che aveva introdotto una legge regionale (L.R. 19/2016) con la quale si imponeva la chiusura obbligatoria dei negozi per dieci festività all’anno, dimostra il costante tentativo a livello locale di disciplinare una materia che è sottratta alla competenza di Regioni e Comuni. Tale legge, in aperto contrasto con l’art. 31, comma 1 del Salva Italia è stata impugnata dalla Presidenza del Consiglio, in quanto contraria ai principi di liberalizzazione del “Salva Italia”. Con la sentenza n. 98/2017 la Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale la L.R. n. 19/2016, ribadendo il principio che la materia degli orari, in quanto attinente alla concorrenza, è di piena competenza statale e che norme regionali non possono introdurre vincoli ai principi di liberalizzazione stabiliti a livello nazionale.

E’ in esame presso la X Commissione del Senato un testo unificato di proposta di legge, già approvato alla Camera, che prevede l’obbligo di chiusura degli esercizi commerciali per 12 festività all’anno (di cui 6 derogabili dall’esercente) e restituisce in materia di orari dei negozi potere di intervento a Regioni e Comuni. Il testo rappresenta un netto passo indietro rispetto alla liberalizzazione introdotta con il “Salva Italia” e, se dovesse essere approvato e diventare operativo, avrebbe conseguenze occupazionali, sui redditi dei lavoratori e sui consumi.

Posizione FD

Federdistribuzione sostiene la piena liberalizzazione degli orari, che attribuisce all’imprenditore la facoltà di gestire i propri punti vendita sulla base delle esigenze della clientela, decidendo quando aprire e quando chiudere. E’ convinta che rappresenti un fatto positivo per i consumatori e che dia al commercio l’opportunità di offrire un servizio più allineato ai nuovi bisogni e ai tempi di vita dei cittadini. Vede con favore che la propria posizione sia avvallata anche dalla Corte Costituzionale, dai Tar, dal Consiglio di Stato e dall’Antitrust.