Art. 62

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Sintesi

L’articolo 62 del Decreto “Cresci Italia” (d.l. n. 1/2012, convertito in legge n. 27/2012) interviene d’imperio nelle relazioni commerciali tra attori della filiera agroalimentare alterando gli equilibri esistenti. Sposta ingenti poste finanziarie (stimate in 6 miliardi all’anno) dalla distribuzione agli altri operatori; favorisce in modo indifferenziato tutti i fornitori della GDO, comprese le grandi industrie che godono di forza negoziale e solide posizioni finanziarie e non hanno alcun bisogno di questo aiuto; crea difficoltà nel ciclo finanziario a molte imprese distributive che potrebbero essere costrette a vendere o a chiudere; fa diminuire gli investimenti in aperture e ristrutturazioni del settore distributivo, con danno per le economie locali e per il Paese.

L’articolo 62 interviene d’imperio in una materia che, in un mercato libero e concorrenziale, dovrebbe essere lasciata alla regolamentazione tra le parti, travalicando lo spirito della direttiva europea sui termini di pagamento (2011/7/UE) che, pur stabilendo i termini di 30 o 60 giorni, lascia la possibilità di diverso accordo tra le parti, purché non iniquo per il creditore. Laddove in Europa sono stati definiti per legge termini di pagamento che escludono la possibilità di accordi, è stato concesso un periodo di 3 anni per adeguarsi alla normativa.

L’articolo 62 sposta ingenti poste finanziarie: si stima in 6 miliardi di euro il travaso di liquidità, calcolando i ridotti tempi di pagamento derivanti dall’applicazione della legge. Questo spostamento altera i rapporti tra operatori della filiera, attribuendo un vantaggio anche alle grandi aziende industriali, soggetti che per dimensione, forza negoziale e solidità della posizione finanziaria non hanno bisogno di questo aiuto. Come risulta da uno studio di Mediobanca, il settore industriale ha buone se non ottime performance reddituali (3,6% utile netto su fatturato nel 2010), nettamente superiori a quelle degli operatori della GDO, che hanno visto negli ultimi anni sempre più calare la propria redditività (dall’1,9% di utile netto sul fatturato del 2006 allo 0,8% del 2010. Fonte: analisi Trade Lab su bilanci aziende distributive). Inoltre le stesse imprese industriali hanno una struttura patrimoniale in costante miglioramento dal 2007 e una condizione finanziaria solida, con prevalenza dei mezzi propri rispetto ai debiti finanziari. Si confrontano con importanti scorte di liquidità che, per un numero non irrilevante di imprese, sono superiori all’ammontare dello stesso debito finanziario.

Si rileva come sia sorta nel 2013 una diatriba tra il MISE ed il MIPAAF sulla vigenza o meno dei termini inderogabili di pagamento di cui all’art. 62, alla luce della direttiva europea sui ritardi di pagamento (2011/7/UE), recepita in Italia con il d.lgs. n. 192/2012.

Il MISE ha sostenuto che si debba applicare la norma di recepimento della direttiva a tutte le transazioni commerciali (quindi anche a quelle relative alla cessione dei prodotti agricoli ed agroalimentari), in quanto i termini di pagamento di cui all’art. 62 sono stati tacitamente abrogati dalla disciplina successiva più generale, di derivazione europea, introdotta dal citato decreto n. 192/2012.

Il MIPAAF ha invece ribadito la sua ferma convinzione circa la piena efficacia dell’intera disciplina contenuta all’art. 62, in quanto questa norma si pone in un rapporto di specialità rispetto alla previsione di carattere generale contenuta nel D.lgs. n.192/2012.

Il Tar Lazio e la Presidenza del Consiglio dei Ministri si sono poi pronunciati, avallando l’interpretazione del Mipaaf e l’Antitrust, nel confermare che vigilerà sulle eventuali violazioni della norma soltanto nei casi di “significativo squilibrio” tra le parti contraenti, ha chiesto al Consiglio di Stato di esprimersi sulla questione dei termini di pagamento applicabili alla cessioni di prodotti agricoli e alimentari.

Con parere del 19 febbraio 2015, il Consiglio di Stato ha affermato che l’art. 62 è una norma speciale e in quanto tale non può considerarsi abrogata per effetto dell’entrata in vigore del d.lgs. n. 192/2012 di recepimento della direttiva sui termini di pagamento.

Il Tar Lazio ha inoltre rilevato l’applicabilità dell’articolo 62 solo alla transazioni commerciali aventi ad oggetto la cessione di prodotti agricoli ed agroalimentari (questi ultimi intesi come prodotti agricoli destinati all’alimentazione umana) e non, invece, di prodotti alimentari in generale. In assenza di un’espressa definizione di prodotto agricolo da parte del giudice amministrativo, è opportuno ricordare la definizione contenuta nell’art. 32, par.1, del TCE (Trattato Istitutivo della Comunità Europea): “Per prodotti agricoli si intendono i prodotti del suolo, dell’allevamento e della pesca, come pure i prodotti di prima trasformazione che sono in diretta connessione con tali prodotti”. Ne consegue dunque che per prodotti agroalimentari si dovrebbero intendere i prodotti del suolo, dell’allevamento e della pesca, come pure i prodotti di prima trasformazione destinati all’alimentazione umana, riconducibili quindi, in linea generale e in buona parte, ai prodotti freschi e freschissimi.

Si evidenzia anche la conclusione di due istruttorie dell’Antitrust in materia di violazione delle disposizioni di cui all’articolo 62. La prima si è conclusa rilevando come l’impresa della GDO non abbia abusato della propria posizione dominante, in quanto non ha imposto, unilateralmente, ai fornitori di prodotti agricoli ed alimentari del Gruppo, o a taluni tra essi, condizioni contrattuali che possano considerarsi ingiustificatamente gravose.

La seconda istruttoria si è invece conclusa rilevando la violazione dei commi 1 e 2 del citato articolo 62, in quanto le due società distributive coinvolte avrebbero imposto condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose nei confronti di un fornitore di prodotti ortofrutticoli.

Chiarita ormai la vigenza dei termini di pagamento di cui all’art. 62 e considerati gli esiti delle prime attività dell’Antitrust, si ritiene comunque necessario intervenire sulla legge affinché la stessa esplichi i suoi effetti soltanto nei confronti dei fornitori che realmente rappresentano nella filiera la parte contraente più debole (ossia mondo agricolo e PMI), con esclusione invece delle imprese di grandi dimensioni, che non necessitano di una tutela specifica.

Posizione FD

È fondamentale che la legge italiana (d.lgs. n. 192/2012) di recepimento della direttiva europea sui ritardi di pagamento sia applicabile a tutte le transazioni commerciali. Occorre anche creare le condizioni per tutelare i soggetti potenzialmente più deboli nelle relazioni negoziali, cioè il settore agricolo e le piccole e medie imprese. Nel campo agro alimentare ogni impresa distributiva si confronta con migliaia di fornitori diversi per dimensioni e caratteristiche: il modello relazionale non può essere unico e indifferenziato, come invece prevede l’art. 62. Per operare a tutela dei soggetti potenzialmente più deboli, come il mondo agricolo e le PMI, non sono necessari normativi cogenti, ma si può intervenire attraverso codici e sistemi di autodisciplina, seguendo il percorso che è allo studio in Europa. Se invece la strada normativa è imprescindibile allora occorre adattarla per queste realtà deboli, escludendo i soggetti più forti. La proposta Federdistribuzione è quella di applicare l’articolo 62 solo alle piccole e medie imprese, nonché agli imprenditori agricoli