Caporalato

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Sintesi

Il fenomeno del caporalato, e più in generale quello del lavoro irregolare, rappresenta una piaga del nostro Paese, diffusa soprattutto nel settore agricolo.Per contrastarlo, una recente legge ha introdotto importanti novità e pene severe per chi sfrutta i lavoratori irregolari nei campi.

Il fenomeno del caporalato, e più in generale quello del lavoro irregolare, rappresenta una piaga del nostro Paese, diffusa soprattutto nel settore agricolo.
Per contrastarlo, una legge del 2016 (l. 29/10/2016 n° 199 “Contrasto ai fenomeni del lavoro nero, dello sfruttamento del lavoro in agricoltura e di riallineamento retributivo nel settore agricolo”) ha introdotto novità importanti, quali: l’estensione della responsabilità penale, che oltre al “caporale” coinvolge ora anche il datore di lavoro; l’estensione, da un lato, della confisca obbligatoria, anche per equivalente, al delitto di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, dall’altro dell’istituto della confisca c.d. estesa o allargata, come avviene con le organizzazioni criminali mafiose, a carico delle imprese agricole; l’ introduzione, al fine della contestazione dei reati sopra indicati, di indici di sfruttamento più stringenti rispetto a quelli attuali (quali la reiterata corresponsione di retribuzioni in modo difforme dai contratti collettivi nazionali o territoriali, la reiterata violazione della normativa relativa all’orario di lavoro, la sussistenza di violazioni delle norme in materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro, la sottoposizione del lavoratore a condizioni di lavoro, a metodi di sorveglianza o a situazioni alloggiative degradanti). La legge ha poi istituito una “Rete del lavoro agricolo di qualità”, ovvero un elenco istituito presso l’Inps e promosso dal Ministero del lavoro e dal Mipaaf, finalizzato a selezionare le imprese agricole che si distinguono per il rispetto delle norme in materia di lavoro, legislazione sociale, imposte sui redditi e sul valore aggiunto con l’aggiunta di un ulteriore impegno, per contrastare il possibile ricorso al lavoro nero e al caporalato da parte dei fornitori.
Tuttavia, per una maggiore efficacia del provvedimento, sarebbe stato più opportuno che l’adesione alla “Rete del lavoro agricolo di qualità” fosse stata resa obbligatoria e non facoltativa, prevedendo penalizzazioni in caso di mancata adesione. A ciò si aggiunga la necessità di rivedere i requisiti richiesti per l’iscrizione alla “Rete del lavoro agricolo di qualità” e non sempre correlati alle finalità reali dello strumento.
Federdistribuzione, nel giugno 2017, ha siglato un Protocollo di Intesa con il Ministero delle Politiche Agricole con cui si promuovono azioni finalizzate ad una maggiore adesione delle imprese fornitrici della Distribuzione Moderna Organizzata alla “Rete del lavoro agricolo di qualità”.
Auspichiamo che vengano al più presto risolte le criticità che ancora ostacolano l’iscrizione alla “Rete” e che seguano altre azioni per una completa efficacia delle misure di contrasto al fenomeno del caporalato.

Posizione FD

Federdistribuzione è da sempre impegnata nel contrasto all’illegalità e allo sfruttamento del lavoro nero in agricoltura, assumendo un ruolo attivo, in relazione a quelle che sono le proprie possibilità di intervento sulla filiera. La lotta al fenomeno del caporalato deve essere una priorità, per avere in Italia un sistema di produzione agricolo trasparente. Occorre, da un lato, intensificare i controlli che ancora sono troppo esigui e dall’altro dotarsi di strumenti che consentano di far emergere la parte migliore del nostro sistema produttivo. La legge del 2016 di contrasto al caporalato rappresenta un primo passo in questa direzione, che avrebbe tuttavia potuto essere più incisivo prevedendo una sorta di obbligatorietà di iscrizione alla nuova “Rete del lavoro agricolo di qualità”, in luogo della facoltatività attualmente considerata. Perseguendo tale percorso nel contrasto allo sfruttamento del lavoro, nel giugno 2017 Federdistribuzione ha siglato con il Ministero delle politiche agricole e forestali un Protocollo di intesa per un codice etico nell’acquisto di prodotti agricoli e agroalimentari, prevedendo misure di contrasto al caporalato e di promozione della Rete del Lavoro agricolo di qualità.